Wiggins, Froome e quelle accuse via leak. Serve riscrivere le regole dell’antidoping, non accusare a caso gli atleti

Christopher Froome e Bradley Wiggins hanno usato sostanze vietate dai regolamenti a scopo terapeutico. Quindi sono dei dopati. Quindi sono dei furfanti, per dirla in parole leggere. Quindi… quindi ci sono troppi quindi. Troppe conclusioni da un leak. Perché di leak si tratta, ossia di documenti trafugati e pubblicati online. I leak non sono di per se un problema, il problema è altrove, è quello che ne si fa di questo materiale. FancyBear ha reso pubblico documenti ufficiali riservati della Wada nei quali si fa riferimento a medicinali non conformi alle regole antidoping utilizzati comunque dagli atleti. Sembra abbastanza per crearci un caso. Sembra abbastanza per montarci sopra un castello accusatorio. Sembra abbastanza per dire che l’Uci protegge e occulta la positività di alcuni atleti. Sembra, ma non è così. E non è così per tre motivi:

  • i documenti non erano segreti, erano soltanto non stati pubblicati; non c’è obbligo di pubblicazione in casi del genere, ossia nel caso di autodenuncia di utilizzo sotto prescrizione di sostanze non regolamentari;
  • le sostanze sono state denunciate prima dell’utilizzo da parte degli atleti e l’uso di queste sostanze è stato avallato da parte dell’Uci;
  • non sono state rinvenute ulteriori sostanze dopanti oltre ai valori anomali riscontrati nel passaporto biologico dovuti, ovviamente, all’utilizzo di quelle segnate e denunciate preventivamente;

Ma che sostanze sono? E’ possibile che l’Uci permetta ad alcuni atleti di utilizzare sostanze illecite senza colpo ferire?

Partiamo dalla seconda domanda. Sì. La lista delle sostanze proibite è un insieme confuso e raffazzonato di tutto ciò che negli anni è stato classificato sotto l’etichetta “DOPING” e ora contiene tutto ciò che è stato utilizzato negli anni per alterare le prestazioni o tentare di coprire l’alterazione delle prestazioni. E in questo calderone rientrano anche molte sostanze di uso quasi comune, utilizzate insomma per la cura di patologie banali. Disse tre anni fa al Sueddeutsche Zeitung Luis-Patrick Heppnemeier, ematologo dell’Università di Berlino e consulente per oltre un decennio dell’antidoping tedesco che “ormai si è arrivati a una situazione paradossale nella quale anche io, che non ho mai utilizzato alcun tipo di droghe o farmaci illegali, sarei accusato di doping perché con gli attacchi di asma che ho utilizzo troppo Ventolin”.

Ventolin cioè Salbutamolo, cioè un farmaco che viene utilizzato per ridurre il broncospasmo e quelle patologie collegate a questo: asma, allergie, problemi respiratori in generale che interessano le vie respiratorie, cioè il farmaco utilizzato previa comunicazione da Wiggins in tre occasioni tra giugno e dicembre 2008. Sir Bradley soffre di una forma allergica abbastanza grave che comporta l’occlusione quasi totale delle vie respiratorie nasali e gli provoca problemi polmonari. L’allergia esplode solitamente tra giugno e luglio (le prescrizioni sono datate tutte giugno, salvo quella di dicembre del 2008, ma il corridore si trovava in Sud America per preparare la stagione e lì le stagioni sono opposte alle nostre) e va trattata, data la gravità con qualche settimana di anticipo ed è stata trattata negli anni con posologie diverse: prima con Salbutamolo e Formoterolo, poi Triamicinolone. Sentito telefonicamente Heppnemeier ha risposto così: “Sono normali trattamenti, non ho la cartella clinica di Wiggins, ma mi sembra che il dosaggio sia assolutamente in linea con quello che solitamente viene dato a un normale malato”.

Per quanto riguarda Froome il discorso è diverso. Niente Salbutamolo, farmaco che usa regolarmente dati i suoi problemi asmatici – e quindi non soggetti a richiesta particolare –, ma Prednisolone, cioè un ormone steroide antinfiammatorio a rapida utilizzato per curare le psoriasi cutanee causate da uno stadio allergico grave. Dice Heppnemeier: “Casi del genere non sono comuni, ma esistono e colpiscono circa il 4/5 per cento della popolazione. Il dosaggio è sopra il limite consentito, per cui la richiesta e l’autodenuncia andava fatta. Ma non è questo un utilizzo sospetto, anche perché ormoni del genere non alterano in modo significativo le prestazioni e soprattutto non sono coprenti e anzi hanno il demerito di scombussolare l’equilibrio ormonale, facendo aumentare la possibilità di rintracciabilità di altre sostanze proibite”.

Dell’esistenza o meno di altre sostanze proibite non siamo a conoscenza. Se ci sono, sono rimaste nascoste e soprattutto sarebbe stato assurdo comunicarle ufficialmente.

Quelle che sono state autodenunciate e avallate dall’Uci sono poca cosa. Poca cosa che però nel 2014 è costata a Diego Ulissi 9 mesi di vita agonistica: livelli di Salbutamolo troppo alto e squalifica, non per dolo, bensì per negligenza.

Ma sta proprio qui il problema. Se c’è esenzione non può esserci doping. Serve a questo l’autodenuncia preventiva, per evitare di incorrere in procedimenti accusatori. E tutto questo impone un ragionamento ulteriore. Il listone delle sostanze illecite è ormai un ammasso di nomi senza più senso e forma. Servirebbe una revisione intelligente, un pool di esperti che si metta a tavolino e ragioni finalmente in modo serio su cosa è e su cosa non è doping. Serve ripartire da zero affidando a un’istituzione non sportiva la gestione della farmaceutica sportiva, perché così non si può andare avanti. Non possono gli atleti vivere nell’incertezza su cosa utilizzare e cosa no (parlo di farmaci di base), non possono gli atleti puliti vivere nell’impossibilità di avere una legislazione che tuteli gli onesti e punisca i disonesti, non possono gli atleti vivere dentro una caccia alle streghe, in un mondo che dubiti in modo accusatorio di un qualsiasi certificato avallato dalla stessa Agenzia che dovrebbe (almeno per missione) lottare il doping.

Dice bene Eugenio Capodacqua nel suo blog che ormai “molti farmaci, come quelli per curare l’asma, usati in modo ‘appropriato0′ hanno effetti chiaramente dopanti, cioè funzionano come anabolizzanti. Cioè aiutano nel costruire la forza e accelerare il recupero. Dunque si tratta in molti casi di una sorta di doping mascherato, tollerato e giustificato. Che si aggiunge a quello che sfugge ai test (sono decine le sostanze che non figurano nell’elenco di quelle vietate e non vengono ricercate), alle centinaia di casi (598 nel 2014) che la Wada scarta, non sanziona o lascia in sospeso”. E’ un punto di vista saggio e informato. Ma prima di questo ci vuole qualcuno che si metta a ragionare su cos’è diventato lo sport e di cosa parliamo quando parliamo di doping.

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