Applausi a Madiot che ha detto (quasi) che l’Uci e il World Tour sono una cagata pazzesca

Ci sono cose a cui trovare una spiegazione è difficile se non impossibile. Almeno a prima vista, a una lettura veloce. Fatti che portano con loro domande quasi esistenziali. Tipo: ma che minchia è il Gran Prix Cycliste de Québec? E soprattutto: ma perché è nel calendario World Tour questa corsa e non le Tre Valli Varesine o la Coppa Agostoni, o la Milano-Torino? Perché una corsa nata nel 1919, una nel 1946, una addirittura 1876 non sono nel massimo circuito mondiale e una invece nata a caso nel 2010 sì? A pensarci viene quasi da non credere, fa credere che ci sia un errore, una disattenzione, fa credere di non aver letto bene. E invece è tutto vero, tutto nero su bianco, ruote su strada, scatti, sprint, vincitori e vinti. Nonostante tutto; nonostante il ciclismo sia sport di nostalgici, nonostante Lucien Petit-Breton, Giovanni Gerbi, Luigi Ganna eccetera, siano ancor oggi personaggi ricordati, se non celebri, almeno notori tra gli appassionati; nonostante l’albo d’oro delle ultime tre contengano nomi, questi sì celebri, conosciuti anche da gente del tutto disinteressati al ciclismo: Binda, Coppi, Bartali, Gimondi, Merckx, De Vlaeminck, Moser, Saronni, Ullrich, Jalabert, Di Luca, Contador, per dirne solo alcuni.

Eppure il Gran Prix Cycliste de Québec è inserito nel calendario World Tour, mentre le altre no. Fosse solo questo. Perché accanto alla gara canadese c’è anche il Gran Prix Cyclist de Montreal, anch’esso disputato per la prima volta nel 2010, l’Eneco Tour, anno domini 2005, il Tour Down Under, 1999, la “Classica” d’Amburgo, 1996, il Giro di Polonia, disputato si dal 1928, ma è pur sempre il Giro di Polonia.

A tutto questo viene da chiedersi se chi gestisce il ciclismo, ossia l’Uci, la Federazione internazionale, abbia la minima idea di cosa sia questo sport, di cosa sia importante o meno per i tifosi. Verrebbero da dire tante cose, ma per fortuna le ha già dette, TUTTE, Marc Madiot, team manager della FDJ, in un’intervista a Le Telegramme.

Il principio ispiratore del ProTour era quello di riunire le migliori squadre, i migliori corridori e le migliori corse. Ma il risultato oggi è completamente opposto: aumentano squadre, corridori e corse, alcune delle quali create dal nulla in giro per il mondo. Abbiamo una federazione, l’UCI, che per statuto deve promuovere e proteggere il suo patrimonio e invece fa esattamente il contrario. Tutte le squadre sono d’accordo nel dire che questo WordlTour non va bene, ma l’UCI se ne frega

Marc Madiot non è uno sprovveduto. E’ uno che sta in ammiraglia dal 1997. E’ uno che sta in bici da quando è nato, tra i professionisti è sbarcato nel 1980 e si è ritirato nel 1994, 14 anni dopo, che nel ciclismo sono un’èra. E’ uno che ha fatto da gregario a Bernard Hinault, ha vinto al Tour de France (ottavo in classifica nel 1983) e al Giro d’Italia, è stato campione di Francia e quarto a un Mondiale e ha soprattutto vinto due edizioni della Parigi-Roubaix.

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Madiot continua:

Con 37 prove in calendario, come è possibile stilare un programma? Come si può pensare di avere un weekend, il primo dopo il Tour, con tre corse di WorldTour contemporaneamente come Clasica San Sebastian, Giro di Polonia e London Classic? E il calendario nazionale, come lo onoriamo? Il problema è che l’UCI dei calendari nazionali se ne frega, li vuole distruggere. Ma che piacca o no ai britannici, non si può dimenticare che le radici di questo sport sono belghe, francesi, italiane e spagnole. Cookson e il suo comitato direttivo hanno una sola cosa da fare: dimettersi.

Cookson non sa nemmeno che esiste un ciclismo al di sotto del WorldTour. Non sa cos’è il Grand Prix de Cholet-Pays de Loire, non conosce il valore della Boucles de la Mayenne. Questi signori non hanno capito che il ciclismo non si costruisce sulla sabbia. Io non sono contrario a correre in ogni angolo del mondo, ma ci vuole buon senso. Pensateci bene: la FDJ, la Cofidis e la Lampre sono sponsor da vent’anni e più, la Lotto belga da oltre 30 anni ma nessuno ha chiesto loro un parere sulla riforma: è una scelta da incompetenti. Durante l’ultimo consiglio di amministrazione della FDJ io non sono stato in grado di dare notizie certe sul calendario 2017 a dirigenti che spendono 12 milioni di euro all’anno per il ciclismo. Vi sembra serio? A me sembra una farsa…

Noi tifosi e appassionati, noi persone fuori da ogni giro di potere e fuori da ogni giro istituzionale, dovremmo dire una cosa, una soltanto: MADIOT PRESIDENTE.

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