Il Merckx di Gregori, un romanzo a pedali

CdvDWWjXIAAJOEiarticolo scritto per il Foglio

 

“Ha un nome criptico come un geroglifico, misterioso come un’equazione da risolvere: Merckx. La x è l’incognita, l’enigma e la chiave”. Eddy Merckx è epifania, almeno per il ciclismo; è sorpresa e sconfitta, almeno per gli avversari; è Nike e Ares assieme, almeno stando alla mitologia greca. E’ il figlio del tuono, almeno per Bruno Raschi, giornalista della Gazzetta dello sport, che raccontò l’apparizione del belga sulle pagine della rosea. E’ il figlio del tuono anche per Claudio Gregori che ha narrato l’ascesa, il successo, la discesa di un campione irripetibile; il suo ardore, la furia e l’azzardo di un corridore che ha segnato un’epoca di questo sport, che ha reso palese l’esistenza di un ante e post Merckx (tutto in Merckx, il figlio del tuono). Perché quando quel 20 marzo del 1966 il belga è apparso alla Milano-Sanremo, sul lungomare di Sanremo, ha sprintato e ha vinto, era stato subito chiaro che un campione si stava materializzando davanti agli occhi di tutti. Uno che poteva vincere di potenza e di agilità, di sprint e di anticipo, di salita e di discesa. Uno che vinceva di foga e di voracità, che tutto azzannava e tutto voleva. Cannibale di soprannome e di fatto, ardimentoso per natura, mai domo per testardaggine. Gli anni di Merckx sono stati gli anni di una rivoluzione a pedali: una dittatura terribile che ha lasciato pochi spazi e poche glorie agli altri. Sono anni di resistenze sportive e umane, di campioni battuti da un campione più grande, di imprese e débâcle più vicine all’epica che allo sport. Il belga ha corso in carriera 1.579 corse dal 1965 (anno in cui passò professionista) al 1978, ne ha conquistate 521, una ogni tre. Mai visto nulla di simile nel ciclismo. Ha vinto Giro d’Italia (cinque), Tour de France (cinque), Vuelta di Spagna (una). Ha vinto tutte le classiche che c’erano da vincere, quattro mondiali. Quella del belga non è stata però una parabola, ma una sinusoide. E’ salito dalle insicurezze degli esordi sino alle vittorie a ripetizione, è disceso verso il baratro della squalifica per doping al Giro del 1969, per riprendere da dove la sua carriera si era temporaneamente interrotta, vincendo più e meglio di prima, cogliendo due doppiette Giro-Tour, sgretolando il record dell’ora di Ole Ritter. Gregori racconta Merckx passando in rassegna il ciclismo di quegli anni, i gregari e gli avversari, dipingendo scenari e personaggi, il contesto che ha esaltato le imprese del belga. E’ un racconto che ha un unico protagonista, ma che è narrazione corale, trascrizione su carta di un’epoca e di un’epopea che ha rivitalizzato il ciclismo dopo la fine dell’èra mitica di Coppi e Bartali. E’ una storia di amore per questo sport.

 

Merckx, il figlio del tuono

Claudio Gregori
66thand2nd, 570 pp., 23 euro

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