Il bar Sport

foto bar sportHo sempre abitato in una casa, o almeno ho sempre avuto lì la residenza. Poi ho girato un po’, certo, ma è lì che sono sempre tornato. In quella casa a schiera al limite di una cittadina di provincia, nel trevigiano. Esattamente nel punto in cui la pianura si fa collina.
Per arrivare a casa mia bisogna fare uno stradone, uno di quelle in cui le macchine fiondano, vuoi per fretta, vuoi per amore della velocità, comunque vanno veloci. Su questo stradone, poche centinaia di metri prima della chiesa del quartiere, c’è ancora il bar Sport. È lì da sempre. A duecento metri da casa mia. Me lo ricordo da piccolo perché quando vedevo la sua insegna voleva dire che si era arrivati, ma proprio arrivati; me lo ricordo da ragazzetto quando ci andavo a giocare ai videogiochi di nascosto; me lo ricordo poi quando lo snobbavo, perché a sedici anni si snobbano tutte quelle cose che sono frequentate anche dai vecchi e magari si va in giro con il libro che fa figo nella tasca posteriore dei pantaloni; me lo ricordo in seguito, quando ci sono tornato dopo una vita e le cose che c’erano un tempo erano sparite. Come i proprietari, quell’uomo burbero che ti guardava strano e quella signora che sorrideva sempre, un po’ ebete magari, ma sempre di buonumore. Il tempo, le nuove cose. Due cinesi al banco, sorriso stampato e modi garbati. Una cosa non era cambiata: la qualità del caffè, sempre pessima. (altro…)