Giro d’Italia 2014

Schermata 2014-05-08 a 12.16.26Il punto è questo. Partire dall’estero è una grandissima rottura di scatole. Tre giorni di noia e pianura e poi un giorno perso di trasferimento, proprio all’inizio del Giro, quando la gente c’ha na voglia matta di vedere le biciclette andare. Però so’ soldi. Quindi questa grandissima rottura di scatole è funzionale al movimento e al ciclismo in generale, dicono quelli del movimento e del ciclismo in generale. Per me soldi o non soldi rimane una grande rottura di scatole.
Detto questo, obbligatoria premessa a tutto il pappone tecnico-ciclistico-logistico-paesaggistico-montanaristico-ayapparappaparistico, di corsa vera se ne riparlerà da Giovinazzo in poi, ovvero da martedì, quarta tappa, Giovinazzo – Bari, 112 chilometri, sprint più che assicurato. Da lì in avanti la corsa inizia a farsi molto interessante: i velocisti si son sfogati e chi vuole smuovere le cose, prendersi la maglia rosa o fare un po’ di casino così a cavolo, lo può fare. Viggiano, finale mosso, Montecassino arrivo in salita buono per azioni un così, poi pausa a Foligno e fine settimana da mare mosso con tappa a Montecoppiolo, con il Carpegna, e Sestola, che poi è Passo del Lupo, ma vaglielo a spiegare agli sponsor: Sestola tira di più e tanti saluti

Seconda settimana che parte in piano e poi si alza di tono: arrivano le alpi, orientali, Santuario d’Oropa, teatro del Pantani più spietato, poi Plan di Montecampione, teatro del Pantani più vincente. Scontro all’ultima pedalata con Tonkov. Brividi.

Riposo e da martedì 27 maggio si inizia per finire. Niente scorpacciata tutta attaccata, senza respiro, ma portata grossa ben spalmata in 5 giorni. Tre tappone e in mezzo due intermezzi alcolici: Vittorio Veneto e Monte Grappa. Anzi un solo intermezzo, Vittorio Veneto, Prosecco, l’altra è cronoscalata. Ritorniamo a martedì. Arrivano i giganti alpini: Gavia, Stelvio, Val Martello, ovvero mal di gambe; doveva essere corsa l’anno scorso, poi la neve, il freddo e tutto il resto, verrà corsa quest’anno. Giovedì Dolomiti. Naso all’insù da Belluno, prima in San Pellegrino, poi il Redebus, infine salita al Rifugio Panarotta, che è Valsugana. Tutto bello, poco fascinosa forse, perché tutti aspettano sempre Marmolada, Giau o Pordoi, ma interessante. Chiusura sabato con lo Zoncolan, più che una salita un monumento. Basta così. Il finale è a Trieste. E sarà festa adriatica

Ecco il Giro, tappa per tappa

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