Scazzottate e volate da equilibristi. C’è qualcosa che non torna in questo 2017

Sarà che ancora le corse vere, quelle che hanno cose da dire e storie da raccontare, sono ancora in fase vegetativa e sbocceranno tra poco – e non me ne vogliano Étoile de Bessèges e soprattutto Vuelta Valenciana che è un onore rivederla in forma dopo anni di vuoto -, ma di questo inizio di stagione non è chiaro ancora il filo logico. Non si sta parlando certo di Richie Porte che vince in Australia: quello accada ogni anno salvo poi evaporare regolarmente come acqua su di una bistecchiera. Il centro della discussione è estetica, non certo sportiva.

Sarà che di scazzottate a centro gruppo che finiscono con il deturpamento del bel Marcel Kittel – e ora chi lo dice alla De Stefano – sinceramente non se ne sentiva il bisogno. Sarà che il ciclismo non è sport di contatto, sarà che i ciclisti c’avranno anche loro i loro grandi difetti, ma tra questi non figura l’ossessione di dimostrare di avere più testosterone dell’avversario (anche perché alcune volte non è naturale, quindi meglio soprassedere). Quindi Grivko e Kittel devono aver proprio litigato di brutto. E così se il bel tedesco racconta la sua e tutti gli credono, e poi lo fa pure l’ucraino e nessuno gli crede, perché Kittel ha uno zigomo insanguinato e Grivko no, viene da pensare che la verità sia stata ristabilita. Ma se poi si leggono le dichiarazioni di Grivko – “ha cercato di infilarsi tra Dmitri Gruzdev e me rischiando di far cadere mezzo gruppo. Ho reagito aggredendo a una aggressione. L’egoismo di Kittel non ha niente a che vedere con il ciclismo: non è importante se uno è famoso o se è un neoprofessionista, il rispetto deve essere reciproco. E non c’è stato” – e si confrontano con decine di volate fatte da Kittel negli ultimi anni, si capisce che forse neppure Grivko avesse poi tutti i torti.

Resta il mistero.

Lo stesso che prende quando iniziano gli ultimi cento metri di corsa e si vede un microbo sui pedali uscire a cento allora dalla scia di un avversario e pedalare naso sulla ruota anteriore verso la vittoria. Lo stesso che che prende quando si vede anche Nacer Bouhanni fare lo stesso. Delle due cose una: o sulla ruota anteriore c’è un fluido miracoloso che fa andare più forte se leccato o sniffato, oppure gli sprinter si sono definitivamente trasformati in brutte copie di paninari anni Ottanta. Se è la seconda è la fine dell’estetica. E ciò rende molto più accettabile certi completini sfoggiati da Cipollini, che tralasciava il gusto fuori dalle corse, ma almeno in strada pedalava con grazia.

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Un pensiero su “Scazzottate e volate da equilibristi. C’è qualcosa che non torna in questo 2017

  1. Russi e tedeschi che si prendono a botte in uno sport già dominato dagli anglofoni ci dicono che il ciclismo, da invenzione sublime dell’Europa della Bell’Epoque, si é ormai arreso al mondo.Quanto alla fine dell’estetica, con Chris Froome eravamo già un pezzo avanti, mi pare. Il pragmatismo anglosassone ci ha dato in serie, negli ultimi quarant’anni, la Mountain bike, la lavatrice di Obree, i Lance Armstrong and Sons del team Sky e una serie anonima di sprinter australiani in grado di vincere la Milano-Sanremo. In un futuro ormai presente le fughe rimbomberanno di “Come on!” e per sentire un “Allez!” bisognerà rintanarsi in una sala da scherma, presumo….Chi come me tramite i propri vecchi ha ereditato il racconto dell’epoca classica del ciclismo e ha vissuto di persona lo splendore di quella moderna non può che seguire il ciclismo di oggi con una passione postuma, e archeologica, volta a ritrovare nell’ oggi le tracce di una passata grandezza (questo Sagan, per esempio, non ha qualcosa del miglior Van Looy?). Ma per i giovani, per loro fortuna, non deve essere così.

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