Complotto. Se il Giro non passa a casa mia è uno scandalo!1!1! Quello che i criticoni non dicono sul Giro d’Italia

Leggo e cito: “Giro di Mezz’Italia… saltata completamente la dorsale tirrenica, ignorate intere regioni come Lazio e Campania, un Giro nazionale che non fa neppure un passaggio nella Capitale è davvero inconcepibile”; e poi “Il sud ormai sempre piu scartato..ricordo in basilicata passava il giro d italia e il campionato di rally..ora passano solo…….nulla….”; e ancora “Il giro di 4 regioni…”; e di nuovo “Centesimo giro e non passa nella capitale…mah!!”; e infine “Un Giro che salta il centro Italia è un Giro inutile da essere visto”.

Insomma se lo dicono loro. Questo Giro è uno schifo, uno SCANDALO!1!1!1!1!1!1

Il punto è che “il Giro dovrebbe unire” (cit) e questo non lo fa, “disunisce l’Italia”, tutto sull’Adriatico ché “il Tirreno è tossico?”. Dimenticavo. Colpa mia. Il Giro è una onlus, tipo la Caritas. E se non unisce, ma divide, è contrario alla sua missione caritatevole.

Il Giro è stato presentato ieri (nonostante le folli anticipazioni di Poldo) e partirà da Alghero per concludersi a Milano. E’ il Giro numero 100, mica un’edizione qualsiasi. E dato che non sarà un’edizione qualsiasi gli organizzatori hanno scelto un percorso non qualsiasi, capace di chiudere in 21 tappe un numero di luoghi simbolo elevato, non comprensivo di tutti, ma lo sforzo c’è stato, questo è fuori discussione.

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Sarà un Giro duro, spettacolare, pieno di insidie e di tappe di difficilissima lettura. Ci saranno salite mitiche, altre seminuove, arrivi in salita e in discese, di trappole, di arrivi a gruppo sparpagliato e di volatone.

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Un gran bel Giro. Per nulla scontato. E’ un’evoluzione storica di quello dell’anno scorso. E ricordiamo tutti che spettacolo è stato. Un Giro che andrà corso tutto, dove c’è spazio per colpi di fantasia già dall’inizio. La seconda tappa può già fare distacchi. L’arrivo in salita sull’Etna può distanziare i pretendenti alla rosa, quella del Blockhaus può fare sconquassi, anche perché il giorno dopo c’è la prima cronometro. A Bagni di Romagna c’è il terreno per un colpo di mano, a Oropa per menare. E poi quattro tappe alpine, un solo arrivo in salita nell’ultima settimana. Quindi basta attese dormicchianti dell’ultima salita. La selezione la si deve fare prima. Chi vuole recuperare deve azzardare, non può aspettare. E’ un ritorno al ciclismo di un tempo, quello che in tantissimi appassionati invocavano a gran voce salvo poi criticare le scelte per la mancanza di arrivi in salita. Ma si vede che il ricordo di cos’era il ciclismo molti anni fa è un po’ confuso.

Questo è un Giro antico per scelta e che proprio per questo rottama vent’anni di percorsi massacranti che si concludevano quasi sempre a naso all’insù. Anni in cui si cercava solo la pendenza verticale, l’arrivo in salita ad ogni costo. Le tappe maratona che facevano venire il mal di strada solo a guardarle, lunghe pedalate pianeggianti al mattino e un su e giù ininterrotto alla fine. Atteggiamento che portava a una interpretazione comune: ci facciamo gli affaracci nostri al mattino e poi ci meniamo quando manca poco al traguardo.

Così per fortuna non è più. Ed è un bene.

E’ vero ci sono delle omissioni. Non c’è l’Abetone, il Gavia, il Sestriere. E’ vero non c’è lo sprint in Versilia e Roccaraso e il Macerone. E’ vero non c’è il Bondone e neppure il GHISALLO, e questa è la vera grande assenza. Però c’è il resto. Che è tanto. Ci sono le due isole e l’Etna. C’è il suegiù di Terme Lunigiane (ricordare che spettacolo l’arrivo di Bettini?), c’è Peschici (e quello di Di Luca?). C’è il Blockhaus e tutto il Fuente-manda-in-crisi-Merckx che porta con sè. C’è la partenza da casa Bartali e quella da casa Coppi. L’Oropa di Pantani, il Piancavallo del Pirata e il Monte Grappa. E un doppio Stelvio. versante canonico da Bormio e non comune da Santa Maria di Müstair, svizzera con scollinamento alla congiunzione con la statale 38 dello Stelvio. Due volte sopra i 2.500, mica scherzi e con il Mortirolo in avvio, e peccato che non sia il versante più duro, ma è comunque il primo introdotto, quello della cavalcata di Leonardo Sierra. Ricordate la discesa del colombiano? Ci sarà da divertirsi.

Poi che i critici critichino. E’ sempre stato così. Se il Giro non passa sotto casa loro è un Giro da schifo. Se non passa al sud è uno scandalo, se non passa al centro è uno scandalo. Se non passa sulle isole è uno scandalo. Vero. Ma se non passasse sulle Alpi? Sulle Dolomiti? Che direbbero le ggenti?

Un’ultima precisazione. Ai saggi che lamentano il finale a Milano e non a Roma va detto una cosa. Roma è capitale d’Italia e ok. Ma Milano è quella ciclistica. Lì è partito e si è concluso il primo Giro d’Italia. E altri, altri, altri.

 

 

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