Si parte dal mare, ma già dall’inizio non sarà un Giro balneare

C’è che Alghero è lontana periferia a pedali, storia che dire marginalissima è poco. C’è che la Sardegna è parentesi, molte volte fugace, quasi superflua, come se quel Tirreno che la divide dal “Continente” sia più di un confine naturale e geografico: 1961, 1991, 2007 i passaggi, tre in 99 edizioni. Ma gran partenza per quella a tre cifre, quella che brilla del numero cento, che fa un secolo esatto di corse, qualcuno in più del traguardo temporale, 1909-2009, perché nel mezzo tra la storia pioneristica e quella recente ci sono stati un po’ di problemi più grossi di una corsa, e pensare di correre un Giro nel bel mezzo delle Guerre era cosa impossibile solo a pensarci. C’è che però partire Oltretirreno è bellezza reale, perché rara, perché esotica, perché è comunque il Giro d’Italia e là a ovest, in mezzo al Mediterraneo c’è comunque un’isola da pedalare, ci sono strade raggomitolate su loro stesse da esplorare, c’è soprattutto spazio, tempo e modo per provare a fare casino già da subito, già dal via.

 

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E così Alghero darà il via, tre tappe d’antipasto per tre settimane di corsa. Un aperitivo ciclistico che mette insieme pianura, velocità, salita e fantasia. Perché c’è spazio per provarci, perché rispetto all’impossibilità d’azzardo dei piani olandesi dell’anno scorso, il 5, il 6 e il 7 maggio 2017, c’è materia e altimetria per pensare a rendere per niente banale la permanenza sarda. Di strada piatta ce ne è poca, di strada dritta ancora meno, di vento ce ne è a pacchi. Due tappe, la prima e la terza, che probabilmente non saranno semplice attesa di un epilogo tra razzi, ma che possono dire anche altro, magari ventagli, magari allunghi, magari il ritorno per norma di quella rarità che ormai sono diventati i finisseur, donchisiottane figure capaci di fregarsene di andare a sbattere contro i muri a vento dei schermata-2016-09-14-a-13-39-03velocisti. O magari niente, ma lì non sarà colpa degli organizzatori. E poi c’è la seconda tappa, c’è il primo millemetri da affrontare, c’è il primo millemetri da salire e poi discendere, che è Passo di Genna Silana, non proprio Mortirolo, che sono pendenze appena accennate, 3,3 per cento, ma che sono comunque quasi 20 chilometri a faccia all’insù e altrettanti a muso all’ingiù, che sono curve, una dopo l’altra, con qualche strappo in mezzo e poche possibilità di avere una giornata tranquilla.

Questo è l’inizio. Ed è principio buono. Ora serve il resto. Sperando che ci sia molto Giro e poco spazio alla ricerca insulsa dello spettacolo vertiginoso a ogni costo. Che insomma ci siamo montagne e non rampe da garage, che sia percorso vero, fatto di erte e di volate, di trappole e discese, che insomma permetta ai corridori di correre e menarsi senza rincorrersi su lame di coltelli troppo infami per poter diventare interessanti.

 

P.s. Poldo ha già promesso uno scoop. A breve novità.

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