Froome a cronometro distrugge gli avversari e il ricordo di quando il ciclismo era esercizio di stile

A Calp il tempo si è fermato a 46’33”. A Calp il tempo è tornato indietro almeno di venticinque anni. A Calp, arrivo della terzultima tappa della Vuelta il tempo si è fermato a Chris Froome, perché Chris Froome ha fermato il suo di tempo mentre quello altrui continuava tic dopo tac inesorabile.

E così nella corsa verticale, degli strappi e delle montagnucce, che di ucce avevano solo l’altimetria, le batoste brutte, quelle che lasciano lividi neri come la depressione sono arrivate contro il tempo. Cronometro, amor dei lungagnoni e dei bulldozer, orror dei fuscelli e dei colibrì. Cronometro, unica arte perfetta ancor oggi elitaria, perché si può improvvisare tutto, ma contro le lancette no.

Froome si è riscoperto dittatore nel suo terreno originario, quello di quando era umano, di quando in salita andava ma a tentoni, mentre contro il tempo marciava sicuro. Froome ha fatto ciò non si aspettava, cioè massacrare le altrui resistenze, cioè riaprire una corsa che sembrava ormai chiusa. Lo ha fatto pedalando contro qualsiasi canone di bellezza, in quel modo nel quale Miguel Indurain impallidisce ogni volta a pensare com’era anche esercizio di stile un tempol’andare in bicicletta e come ormai più non sia così; brutto come un Escartin, ma al contrario del buon Fernando mulinando come un ossesso sui pedali.

Nairo Quintana che di rosso era vestito alla partenza e di rosso sarà vestito anche domani per l’ultima grande fatica lascia sull’asfalto 2’16”, che sono dueminutiesedicisecondi, ossia un fottio, ossia oltre metà del vantaggio che possedeva e che ora è evaporato. Esteban Chaves, che delle lancette farebbe volentieri a meno, di minuti ne perde tre, di secondi tredici e del podio smarrisce l’immagine pur mantenendone davanti agli occhi i contorni. Ora è distante 1’11”, perché Alberto Contador, che contro il tempo sa superarsi, ha trovato nel tempo un alleato bastardo: 1’57” dal bionico britannico e la sensazione che se podio sarà, sarà nulla più che gradino più basso.

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Così all’arrivo

Allo spagnolo non è bastata la classe, ha picchiato il possibile, ma con gomiti e ginocchia picchiati sull’asfalto un po’ troppe volte da inizio anno, forse meglio era difficile. Peccato. Peccato perché el Pistolero di meglio poteva fare, ma, forse, di meglio non gli si poteva chiedere. E la speranza dell’augurio secolare dell’ammiraglio Roger de Lauria non gli è bastato. Ora sarà attacco, speriamo per puro godimento sportivo perché Contador all’attacco è sempre spettacolo eccellente, o più probabilmente difesa, perché 1’57” di vantaggio sul Colibrì sono tanti secondi, ma un Chaves incazzato, come sembra esserlo, ha fondo e talento per ribaltare ogni cosa.

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Così in classifica generale
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