Il tempo massimo alla Vuelta è l’ennesima trovata per sputtanare Froome

La Vuelta che entra negli ultimi giorni di corsa e che prova, forse e almeno a parole, di riscrivere il già scritto, ha sportivamente sentenziato due cose: che Nairo Quintana in salita va come un treno – se lo vuole e se gli si mette il pepe al culo – e che un ciclismo senza Alberto Contador, o senza un Contador, è sporto meno bello, meno entusiasmante, decisamente più prevedibile.

Gli ultimi 5 giorni di Vuelta tappa dopo tappa

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Questi due dati di fatto. Poi c’è il resto, che è una litania continua che si ripropone di estate in estate almeno da alcuni anni, almeno da quando gli inglesi vincono e dominano. Almeno da quando c’è Chris Froome.

Domenica l’attacco disperato e affascinante di Contador, la risposta repentina della maglia rossa e di un manipolo di avanguardisti hanno sconquassato una tappa che doveva, almeno sulla carta essere imprevedibile e imprevedibile lo è davvero stata. Centodiciotto chilometri e tre passi montani a mettere tutto in discussione e a cambiare molto anche se quasi nulla in realtà. Uomini a tutta sin dal via. Dietro il gruppo ad inseguire. Dietro ancora i dispersi. Tanti, tantissimi, praticamente oltre mezzo gruppo. 93 corridori finiti fuori tempo massimo, che sarebbero dovuti andare a casa perché arrivati troppo tardi, staccati di oltre mezzora (31′ circa di distacco era il limite). Una rete che ha catturato tutta la Direct Energie, che avrebbe tolto uomini e tanti a tutti i team.

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Fonte Eurosport

Troppo, hanno pensato gli organizzatori. 93 esclusi in un solo giorno in una tappa di montagna corsa a 40 all’ora di media e chiusa da Gianluca Brambilla in 2h54’30”. C’è abbastanza da applicare le maglie larghe del regolamento dell’Uci e considerare questo come un caso eccezionale e imprevedibile.

Ecco cosa dice l’articolo 11 del regolamento:

Se establece un cierre de control por cada etapa, basado en el tiempo empleado por el vencedor de cada etapa. Los baremos de cierre de control se aplicarán en función de la media horaria conseguida por el ganador de la etapa así como de la naturaleza y dificultad de la etapa. Según el artículo 2.6.032 del Reglamento de la UCI, sólo en casos excepcionales, imprevisibles y de fuerza mayor, el Colegio de Comisarios, de acuerdo con la Dirección de Carrera, podrá prorrogar los baremos establecidos.

Regolamento già applicato in diversi altri casi. Al Tour de France nel 2011 ad esempio, quando nella tappa del Galibier vinta da Andy Schleck in 89 arrivarono fuori tempo massimo. Quel giorno la tappa era di 200 chilometri e tra primo all’arrivo e primo tra gli squalificati ci sarebbero dovuti essere 35 minuti e 40 secondi. Allora il gruppo protestò quasi unito. “Serve davvero che l’Aso (la società che organizza il Tour, n.d.r.) riveda la regola del tempo massimo”, e poi “penso che dovrebbero rispedire a scuola il tizio che calcola il tempo massimo! Ammesso che ci sia mai andato… In ogni caso, essere andato fuori tempo massimo non è piacevole!”, e ancora “il Tour deve rivedere il tempo massimo”.

Il punto è che il regolamento sul tempo massimo non è mai cambiato e che oggi come allora non funziona. Ma il problema vero delle mille polemiche contro l’organizzazione è che tutta la Sky, Froome escluso, sarebbe uscita dai giochi. E allora una scelta intelligente, non giusta sia chiaro, ma sensata, è apparsa come un favoritismo nei confronti del team britannico. Un evento che fa il bis con le critiche dopo la decisione della giuria del Tour di attribuire a Froome lo stesso tempo di Bauke Mollema nella tappa del Mont Ventoux: decisione discutibile, come del resto tutta la gestione dell’evento, ma certamente non sbagliata.

Questo è un riflesso del ciclismo di questi ultimi anni. La colpa è della Sky, sempre. E’ il giustizialismo figlio dei casini del doping degli anni Novanta, degli anni Duemila, della caccia alle streghe di questo ultimo decennio. E’ figlio soprattutto del pregiudizio che ormai parte della critica e dei tifosi hanno con i forti. Dopo Lance Armstrong, vincere, farlo in modo netto e con una squadra forte, non è più perdonato. Farlo per tre volte al Tour strapazzando gli avversari è ancora peggio. E’ per questo che ogni volta che salta fuori un fatto di cronaca semisportiva ecco che il dito parte a razzo e si punta con destrezza e immediatezza contro il capro espiatorio, che poi è Froome, sempre.

Chris Froome non piace. Corre in modo scomposto, orribile da vedere; non fa nulla per rendersi simpatico; era uno normale divenuto fenomeno; ha iniziato a vincere con una squadra decisamente superiore alle altre, si affida alla tecnologia e questo basta per sottointendere che si affidi anche alla medicina. E che Froome non sia simpatico e che corra in modo orribile, che si affidi alla tecnologia è innegabile. Che fosse uno normale divenuto fenomeno pure. Ma non lo erano anche altri? Non lo era forse anche Miguel Indurain? E di Ottavio Bottecchia, Luison Bobet, Laurent Fignon, Stephen Roche cosa vogliamo dire? In pochi nascono campioni, in pochi nascono Eddy Merckx o Fausto Coppi, Bernard Hinault o Marco Pantani.

Il fatto è che Chris Froome ci sta sulle balle e non gli perdoniamo questo. E tutto ciò che capita lo utilizziamo e lo utilizzeremo contro di lui, nonostante lui – che non mi appassiona e non credo lo potrà fare mai – in questi anni abbia dimostrato non solo di essere un vincente al Tour, abbia cercato di trovare gloria anche altrove e non si sia mai eclissato come faceva Armstrong dopo aver conquistato la maglia gialla.

Froome non è Armstrong, per fortuna.

Il fatto è che addossiamo a Sky e Froome colpe non loro, colpe di una Federazione internazionale indegna, incapace soprattutto di mettere il ciclismo al centro del ciclismo, che in questi anni non ha fatto nulla per far sì che questo sport tornasse a essere cuore e sentimento e non interessi e soldi, che ha cercato baie nuove per nuovi sponsor invece di sistemare le regole, dal doping al tempo massimo, dal numero di atleti al salary cap. Ma è più semplice prendersela con Froome e chiedere un cambiamento serio e intelligente a chi il ciclismo lo gestisce.

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