Ravasi è un fiore nel deserto del ciclismo italiano

Ci sono corse che danno risultati immediati, albi d’oro che si riempiono di istantanee momentanee o di fotografie immortali. Parlano in ogni caso al presente. Altre invece sono composte da scatti lunghi da sviluppare, nelle quali il clic arriva subito ma l’immagine si forma con il tempo, prende forma negli anni. Il Tour de l’Avenir è una di queste, una polaroid a lento rilascio. Se la Sanremo, il Fiandre, la Roubaix, il Giro o il Tour sono bollicine, Prosecco o Champagne a seconda dei gusti, la corsa francese, otto giorni di errare transalpino, è un rosso, va conservato il tempo giusto, fatto invecchiare in cantina per poterlo gustare al meglio nell’occasione giusta.

E il Tour de l’Avenir quest’anno ha portato con se un’uva fresca, ancora acerba, ma che potrebbe farci diventare ebbri un domani, ci potrebbe anzi fare ubriacare bene, di quelle sbornie allegre che l’indomani ti fanno alzare senza postumi, come nulla fosse successo la sera prima e con quella contentezza rotonda che stampa un sorrisetto compiaciuto in faccia. Il vitigno è di quelli buoni, e poco importa se la zona d’origine, Besnate nel varesotto, non sia particolarmente famosa per la bontà dei prodotti enologici. I calici li si riempie altrove, lassù si preferiscono telai e pedivelle e il terreno è sempre stato fertile di corridori in anzitutto, di campioni molte volte.

Il Tour de l’Avenir si è chiuso pochi giorni fa e ha mandato segnali incoraggianti a un ciclismo italiano che ancora non si riesce a riprendere da una situazione parzialmente comatosa. Poche le eccezioni a un piattume generazionale, poche le alternative all’ottimo presente di Vincenzo Nibali, unico in questi ultimi anni ad aver fatto sventolare il tricolore sui podi delle grandi corse europee, al futuro che può essere esaltante di Fabio Aru, agli squilli sussultori e altalenanti di Diego Ulissi, Sonny Colbrelli, Enrico Gasparotto, Giacomo Nizzolo, Sacha Modolo e compagnia. Questi segnali hanno un nome, Edward, e un cognome, Ravasi. Il varesotto può diventare nuovo capofila nelle corse a tappe di un sommovimento tellurico che ha in Gianni Moscon diamante ancora grezzo per le corse di un giorno e la campagna del nord, il diamante più splendente, in Davide Martinelli un alfiere di grande talento, Filippo Ganna un probabile fenomeno, ma che ancora fatica a trasformarsi in movimento e lascia le luci della ribalta soltanto a individualità di valore assoluto.

david-gaudu-au-centre-a-remporte-la-53e-edition-du-tour-de_3063443_384x330p

Edward Ravasi l’Avenir non l’ha vinto, ma il suo secondo posto è quanto di meglio sia capitato da un lustro a questa parte. Perché quando la strada saliva, diventava cattiva e bastarda, il ragazzino c’era, sempre. Ha corso da corridore navigato, ha controllato rivali e piazzato scatti, ha fatto vedere insomma che humus fertile ce ne è, tanto, e che di fiori da far sbocciare è pieno. L’aveva dimostrato a metà luglio al Giro della Valle d’Aosta, dove si era piazzato quinto nella generale e aveva trionfato a Cervinia. L’ha riproposto Oltralpe.

L’ha riproposto soprattutto in una corsa tosta, in una di quelle palestre che danno oggi un’indicazione per il domani. Basta scorgere l’albo d’oro: nell’ultimo decennio a primeggiare sono stati Bauke Mollema, Jan Bakelandts, Nairo Quintana, Esteban Chaves, Warren Barguil, Rubén Fernandez, Miguel Angel Lopez, Marc Soler, in pratica se non tutto il meglio che c’è ora in fatto di corse a tappe, quanto meno gran parte.

ravasi

Ora ci vuole il salto, quello che trasforma una potente bruco in un bella farfalla. Ora ci vuole qualcuno che ci creda in questa ultima metamorfosi. Ravasi è nel posto giusto, sotto l’ala protetrice di Beppe Saronni alla Lampre. Ma non basta. Servirebbe di più, un passo deciso della Federazione, di quel mondo italico che ama il ciclismo ma che non riesce a costruire un progetto decente di crescita.

Ravasi è il futuro. Può essere radioso, perché di gente che pedala così in salita ce n’è poca in giro, perché di giovani così ancora meno. Ma va fatto qualcosa, va creato attorno a lui un progetto intelligente, studiato, preciso. Altrimenti ci ritroveremo per le mani l’ennesima meteora che per colpe non proprie si ritroverà ai margini del ciclismo che conta.

Viva Ravasi allora.

Viva Ravasi e che qualcuno lassù, e non parlo di divinità, ne tenga conto.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...