Sul Ventoux oggi è successo quello che accade ogni giorno sulle nostre strade

A sentire i francesi il Tour è la più grande corsa a tappe del mondo perché è in Francia, innanzitutto, perché ha le montagne più famose, perché è organizzato come nessun altra corsa. Se la prima è indiscutibile, almeno geograficamente, la seconda discutibile, la terza sacrosanta, almeno sino a quest’anno. Prima il gonfiabile della fiamma rossa che crolla mentre passa Adam Yates lanciato davanti al gruppetto verso Lac de Payol, oggi una moto che si pianta all’ultimo chilometro di salita del Mont Ventoux, viene tamponata da Richie Porte, Bauke Mollema e Chris Froome. Tutti e tre a terra, solo Mollema che riesce a riprendere la bici lestamente, gli altri due attardati a cercare di limitare i danni. La maglia gialla ha la peggio, rompe la bici, sale a piedi, poi prende una bici dell’organizzazione, fa qualche metro, aspetta l’ammiraglia, ne prende un’altra e riparte. Il tutto costa 1’40” di ritardo da Mollema e la perdita della maglia gialla in favore di Adam Yates. Il tutto costa la messa alla berlina di quella che dovrebbe essere, per ammissione loro, la corsa più importante al mondo.

Poche decine di minuti dopo l’arrivo arriva la decisione della giuria. Distacchi annullati al momento dell’incidente e classifica generale ribaltata di nuovo. Una decisione che aggiunge assurdità all’assurdità e che paradossalmente stravolge ancor di più il risultato della tappa.

 

La tappa mozzata della cima del Mont Ventoux per vento già ieri, si trasforma nella nemesi stessa della corsa. I tifosi che perdono sei chilometri di corsa si affollano nei nove d’ascesa intoppano le strade, la mastodontica fila di macchine e moto fa fatica a muoversi, si ingorga tra tifosi colorati e urlanti, il tappo è fatto, improvviso, le biciclette incolpevoli ci vanno addosso. Porte, Mollema e Froome, in ordine di caduta, si ritrovano imbottigliati e nulla possono fare se non perdere terreno, rovinare quanto avevano dimostrato nei primi otto chilometri d’ascesa. Tappa falsata, ed è dire poco, perché tutto il Tour ora risulta esserlo. La legge della salita è stata stravolta da eventi esogeni, anzi, a motore.

È successo quello che non doveva succedere, è successo quello che nessuno si aspettava, è successo quello che accade ogni giorno nelle strade normali, dove moto e macchine si prendono le strade e se ne fregano di chi pedala. Oggi al Tour come ogni giorno nelle nostre città. Le bici nelle grinfie di mezzi motorizzati che fanno più o meno quello che vogliono, con la spocchia di chi si sente l’unico autorizzato a muoversi per le strade cittadine.

Da quanto riportano infatti le cronache di chi era lì a generare tutta la confusione è stata una manovra azzardata di una moto che per superare una macchina dove era impossibile farlo ha urtato alcuni spettatori, causando una sbandata, il rallentamento dei veicoli che anticipavano i corridori e la caduta di questi ultimi.

Un comportamento comune nelle nostre strade. Automobilisti e motociclisti vedono nei ciclisti solo intralci al traffico e si comportano come fossero birilli fissi e non mezzi in movimento, nella quasi totale indifferenza delle autorità.

Ora il Tour ha portato in mondovisione un problema comune e ignorato. La speranza è che questo non venga classificato come sempre accade sotto l’etichetta di intoppo sportivo.

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