Matthews avrà vinto, ma Sagan è una cosa meravigliosa

Era tutto perfetto, tutto pronto per una sacrosanta apoteosi che già si potevano immaginari i titoli su siti e giornali e le parole di giubilo ed enfasi per descriverne la cronaca, l’impresa. Era tutto perfetto, almeno sino ai duecento metri dalla linea d’arrivo, quando Greg Van Avermaet si è alzato sui pedali ed è partito. Troppo presto per vincere, troppo presto per fare podio di giornata, ma abbastanza per sorprendere il nemico pubblico numero uno, Peter Sagan. E’ stata una frazione di secondo, il campione del mondo si era girato pochi istanti prima per osservare la situazione, si era rigirato un attimo dopo la sparata. Un secondo sbagliato e il belga era già partito, gli altri alla sua ruota e lui a balzare da una ruota all’altra per cercare di scavalcarli. Li ha ripresi tutti, meno uno. Michael Matthews, australiano di fondo e spunto, gli ha concesso una ruota, l’altra mezza bici però era davanti, imprendibile, vincente. Primo a Revel, primo per la prima volta al Tour de France, primo con merito. E peccato se ha rovinato la perfezione narrativa, ma si sa il ciclismo di questa ne fa volentieri a meno e, questo è il bello di questo sport, le variabili secondarie se ne fregano delle principali e il primato di giornata non segue molto spesso le gerarchie di bravura e classe.

revel_tourdefrance

Peter Sagan secondo e beffato. Peter Sagan secondo e mazziato. Peter Sagan secondo e indomito. Peter Sagan che avrebbe meritato vittoria e tripudio, ma che solo il secondo gli rimane. Perché se l’ordine d’arrivo dice Matthews, la tappa ha detto altro. Ha detto che c’è un fenomeno in mezzo a tanti bravi corridori e questo veste d’iride e ha un nome e cognome, Peter Sagan appunto.

Lo slovacco è scattato per primo pochi chilometri dopo la partenza; ha tirato strada all’insù, ha resistito al recupero del gruppo; ha cambiato compagni di avventura; ha resistito di nuovo al recupero del gruppo; ha tirato strada all’ingiù; ha tirato in pianura; ha dato il via allo smembramento degli avanguardisti; ha rintuzzato tutto il rintuzzabile; ha ridotto a sei la lotta per la vittoria.

Questa la rapida sintesi. Attore protagonista, anzi, quasi un monologo corale.

E così poco male anche se tutto era perfetto e poi non lo è stato. E così poco male se tutto era pronto per una sacrosanta apoteosi che poi non si è realizzata. Martedì a Revel ha vinto Matthews d’accordo, onore al merito, ma le mani che fan male per gli applausi sono tutte per Sagan, che una volta di più ha dimostrato che un campione può essere tale anche senza 30 successi a stagione. E allora tripudio sia, perché Sagan è una cosa meravigliosa. E non ci sono secondi posti che possono dire il contrario.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...