Froome che vince in discesa. E’ il Carnevale del Tour. Per fortuna

E’ evidente che il 9 luglio è carnevale. Nulla conta il caldo, nulla conta il sole, nulla conta che il tramonto è quasi alle nove, nulla conta il calendario. Nulla conta e basta. Perché carnevalesco, in quanto capovolto, è quanto successo verso Bagnères-de-Luchon in questa matta centotreesima edizione del Tour de France.

Ottava tappa, partenza da Pau, Pirenei atlantici, arrivo nell’Alta Garonna. In mezzo 184 chilometri e quattro ascese. Salite che basta il nome per capire quanto sono dure e di cosa stiamo parlando: Col de Tourmalet, Hourquette d’Ancizan, Col de Val Louron, Col de Peyresourde. In pratica tra il meglio che queste montagne severe e borbottanti hanno da offrire. Oltre quaranta chilometri con il naso all’insù, con il cuore che pulsa che sembra una batteria punk e bestemmia che sembra di stare in un’osteria veneta. E nemmeno un po’ di alberi e un po’ di fresco: 37 gradi in pianura, giù a valle, 30 in cima. Un forno che pompa a pieno regime. Il panorama è magnifico per chi non cerca cartoline, ma rudezza. Il panorama è magnifico e solitario: non c’è nulla se non il sole che martella sulla testa e sul coppino e una striscia d’asflato. Tifosi a riempire tutto, a coprire l’ansimare costante di quelle figure lunghe e secche che salgono fino in cima ai passi per che quella è la loro dannazione.

Delle 198 che si arrampicano una decina sono davanti pronte a giocarsi la tappa allo sprint. Il Col de Peyresourde lo si sta per superare e ormai restano otto chilometri tutti all’ingiù prima di arrivare a Bagnères-de-Luchon. Bardet ha provato a mettere il naso fuori. Respinto. Il resto è stato un logoramento da dietro, una tirata di Henao che sembra una lama nei polpacci, un timido ammiccamento di Quintana. Di frullate nemmeno l’ombra. Froome è solito aspettare la prima salita, smazzolare tutti e poi vivere di rendita. Ha fatto così sempre. Ha fatto così perché Armstrong faceva così, perché i grandi facevano così. Si mettono in chiaro le cose da subito, si fa subito capire le sberle che si è disposti a dare e poi diventa tutto più agevole. Ma l’edizione di quest’anno non prevede un arrivo in salita come prima grande prova

Le salite ci sono, ma il traguardo è giù a valle. E così una volta scollinato il Peyresourde quella decina di anime dannate tira un sospiro di sollievo. Il pericolo pubblico numero uno non si è mosso. Meglio così, pensano. Salvo poi sputare ingiurie appena il sospiro è terminato e i polmoni si sono ripresi l’aria. Quel keniano britannico che è venuto a spaccare le uova in Francia è scattato passata la sommità del monte. Si è buttato in discesa come un matto. Ha creato subito un bel margine.

Quintana che gli era dietro lo guarda incredulo e stupito. Valverde si avvicina, fa capire a Nairo che lo si riprende, che mica arriva, che ci pensa lui. Prima lo lascia lì, poi si impensierisce, infine capisce che è andato per davvero.

immagini.quotidiano.netFroome sul traguardo è solo. Froome sul traguardo è vincente e vincitore, maglia gialla e tantaroba. Froome sul traguardo è felice che sembra un pivello al primo Tour. E invece due li ha già in cassetto e vuole ora il terzo. Sa benissimo che l’ha fatta grossa. Sa benissimo che ne ha combinata una di quelle che restano nella storia. E mica per l’azione in sè, bella certo ma non rara, quanto perché l’inglese che fa differenza in discesa è cosa mica male, cosa mai vista. Anzi. Cosa che non sta nè in cielo nè in terra. Ribaltamento di ogni consuetudine, forse anche del buon senso.

Froome aveva vinto o a cronometro o in arrivi in salita. Chi ha memoria e passione se lo ricorda sgraziato e imbarazzante quando c’era da guidare bene la bici. Un palo su due ruote che sembrava che da un momento all’altro cadesse. Vederlo oggi sdraiato sulla bici che pedala e forza anche in posizioni non consone al girare le pedivelle, è un’illuminazione sulla via di Bagnères. È scoperta e incredulità, è carnevale, ribaltamento di ogni logica. È soprattutto sintomo evidente dei miglioramenti costanti che sta facendo questo ragazzo. Che sarà brutto e sgraziato, ma è ciclista pazzesco in ogni caso e sopra ogni sospetto.

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