God save the Cav

Nel progressivo e inesorabile, spero di sbagliarmi, infighettimento dei velocisti, il Tour numero 103 sembra essere animato da un insperato ritorno di machismo da volata. Saranno i finali, sarà che di occasioni per le ruote veloci ce ne sono poche in terra di Francia, sarà che i treni si formano già deragliati in partenza e vige una confusione creativa. Sarà soprattutto che per fortuna, e che fortuna, è tornato un piccoletto che di velocità e cattiveria ne ha da vendere e che se ne fotte dell’ortodossia da buone maniere che sembra essere diventata regola generale. Mark Cavendish ha fatto tre su quattro ieri a Montauban, almeno in fatto di sprint, tre su sei se si considerano tutte le tappe. Il che vuol dire una cosa: miglior velocista in assoluto di questa edizione, mattatore.

 

 

cavPer l’inglese dell’Isola di Mann sono 29 centri al Tour, secondo miglior cacciatore di tappe nella storia della corsa. Il primo è Eddy Merckx, ma è altra scuola, altra tempra.

Cannoball era fenomeno da quando si è presentato al via dei professionisti. Uno spunto come il suo si era visto poche volte, la sua capacità di accelerare negli ultimi metri un qualcosa di visto raramente. Per anni è stato il migliore in assoluto, poi l’esplosione di altezze e di muscoli lo hanno accantonato un attimo. Kittel, Greipel e compagnia si sono presi la scena e quel nanerottolo che si nascondeva in gruppo sembrava essere pronto alla pensione. Cavendish ha passato anni a sbuffare per posizioni che non gli erano naturali, quelle di rincalzo.

Ed è stato un bene.

Invece di piangersi addosso e rimanere uguale a quello che è stato sempre, in questo tempo Cavendish ha deciso di diventare altro, di abbandonare la palla di cannone e ritrasformarsi in funambolo. Il pesce-pilota l’ha lasciato agli altri, a quelli ancora abituati a essere trasportati mano nella mano dall’apripista sino quasi alla linea d’arrivo. Ha imparato a fregarsene di treno e vagone, di eleganza e buone maniere. Si è rimesso a dare spallate e a saltare di ruota in ruota. Un triplo salto mortale carpiato nel passato delle volate, quando gli sprint erano terreno di caccia per uomini con le palle, di gente che aveva un solo comandamento: se passano le spalle passa tutto il resto.

 

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