Quando le volate le vinceva il Re Leone. Una saetta chiamata Cipollini

Quando la pianura domina l’orizzonte e il panorama è piatto come una tavola, nel ciclismo significa una cosa sola: volata. Ogni sprint è tumulto. Un azzardo a settanta all’ora. Biciclette lanciate a velocità folle su di copertoni di ventitré millimetri, spinte da gente intrepida che ha un solo comandamento: se passano le spalle passa tutta la bici. E’ fisica: il manubrio è la parte più larga del mezzo, se si apre un varco il resto è conseguenza. I velocisti sono una razza particolare di ciclisti, attendono centinaia di chilometri per poche centinaia di metri di fiammata. E’ equilibrio e incoscienza perché ce ne vogliono a palate entrambi per affrontare curve e avversari a tutta.

 

picture-13Sino a Van Looy, corridore belga degli anni Sessanta, le volate erano anarchia, un tutti contro tutti, confusione e fuoco incrociato. Rik era il re, imperatore: voleva assoluta disponibilità dai suoi uomini, li metteva a tutta davanti ad aprirgli il vento, a lanciarlo allo sprint. E’ il cosiddetto treno, serve a evitare la confusione delle ultime centinaia di metri, a spianare la strada al capitano. Van Looy fu l’apripista, Mario Cipollini il più grande interprete. Il Re Leone apparve a tutti ai 250 metri dall’arrivo della 12a tappa del Giro del 1989, Mantova-Mira, 148 chilometri. Quando si alzò sui pedali per sprintare a tutti fu chiaro che qualcosa di incredibile stava accadendo. Quella è la prima delle sue 42 vittorie al Giro, record assoluto. Super Mario però non si limitò a vincere, cambiò per sempre le volate: i suoi compagni si trasformarono in guida del gruppo per gli ultimi chilometri, erano macchia di colore uniforme, apripista. Non solo. Rivoluzionò anche l’immagine del ciclismo. E’ stato il primo ciclista a diventare icona pop, a occupare le prime pagine delle riviste, a cambiare usi e costumi di questo mondo: ospitò sulle sue maglie, sui suoi caschi, sui suoi telai le opere di stilisti e grafici di fama mondiale. Vinse 189 volte in carriera. Quando si ritirò in tanti capirono che si era chiusa un’epoca.

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