Bondone e Gavia. Quando la neve sconvolse il Giro

L’ultima volta che le strade del Giro si sono imbiancate era il 2013. Nibali appare in maglia rosa sulle Tre Cime di Lavaredo immerso in un velo di fiocchi di neve. Lassù sigilla il suo successo, riscatta con un’azione di rabbia e orgoglio le malelingue che parlavano di mezzo successo. Il giorno prima il maltempo aveva infatti obbligato gli organizzatori ad annullare la tappa più importante, quella che doveva unire in un unico percorso il Passo di Gavia e il Passo dello Stelvio, ossia le due grandi cime delle Alpi lombarde. Nibali era primo, il suo primato mai messo in discussione, ma non bastava. Serviva la controprova. Arrivò nella tempesta.

gaul

Tra il bianco delle vette il Giro diventa epopea. Prima di Nibali soprattutto Charly Gaul. E’ il 1956, l’8 giugno. Il panorama è dolomitico: Merano-Monte Bondone, 242 chilometri. Lo scenario è invernale. Pioggia e vento alla partenza, inizia a fioccare sul Rolle, si intensifica sul Brocon, diventa tempesta a Trento. Il gruppo chiede la neutralizzazione della corsa, il patron Vincenzo Torriani non sente ragioni. Charly Gaul era staccato di 16 minuti dalla maglia rosa Pasquale Fornara alla partenza. Va in fuga sul Costalunga, cerca la vittoria di tappa, trova la leggenda. Il freddo blocca le gambe a molti, in sessanta si ritirano, Fornara lo trovano in un casolare cinque ore dopo la conclusione di tutto, avvolto in una coperta che beve grappa per riscaldarsi. Gaul invece non si ferma, scala e impreca. In cima al Bondone è primo. Passa il traguardo e cade di bicicletta, lo sollevano a forza, è incosciente, lo mettono in una tinozza di acqua bollente. Si sveglia. Ci vorranno oltre dieci minuti prima che possa proferire parola. Dietro di lui il vuoto: Giuseppe Fantini, secondo, arriva dopo quasi otto minuti, Fiorenzo Magni a poco più di dodici. Gaul conquista la maglia rosa. Vincerà quell’edizione due giorni dopo a Milano.

Nel 1988 nella Chiesa Valmalenco-Bormio, la neve si riprende la scena. E’ il 5 giugno e salendo sul Passo di Gavia una bufera si abbatte sui corridori. Franco Chioccioli parte in maglia rosa, ma nel gelo della salita va in crisi. L’olandese Johan van der Velde, che si giocava la classifica a punti, perde la mantellina e scala il gigante in maglietta. In cima viene soccorso dai medici e portato all’interno di un camper con un principio di ipotermia. Erik Breukink e Andrew Hampsten sono gli unici che resistono al freddo, scendono come sciatori verso Bormio. L’americano ribalta la corsa, conquista la rosa e ipoteca il successo finale. Vincerà il Giro sette giorni dopo a Vittorio Veneto.

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