Senza Marco Bandiera e l’Androni sarà un Giro senza amore

Uno aspetta il Giro tutto l’anno e quello arriva sempre. Puntuale. Però quest’anno non sarà la stessa corsa, almeno non quella che abbiamo goduto negli ultimi anni. E non sarà la stessa corsa perché qualcosa manca. E non è mica cosa da poco. E allora va denunciata ora, a poco più di dodici ore dalla partenza, perché così uno se lo può rivendere dopo, quando a tutti sarà evidente questa mancanza. Senza l’Androni non è la stessa cosa.

E poco importa se lo si sapeva da quando sono stati fatti gli inviti che non ci sarebbe stata, se lo si sapeva da mesi. Non conta. Quando infatti prendi in mano il Garibaldi e tra le squadre partecipanti vedi che l’Androni non c’è davvero, ecco che il vuoto si allarga e un po’ di malinconia sale. Perché l’Androni in questi anni ha di fatto sempre animato il Giro, lo ha reso spettacolare, imprevedibile. Perché non c’era fuga, non c’era tentativo folle che non vedesse in mezzo uno degli uomini di Gianni Savio.

In questa assenza però ce ne è anche un’altra. Un’altra che forse è ancora più difficile da mandar giù della prima. E allora va denunciata anche questa, perché così uno se la può rivendere dopo, quando sarà evidente a tutti. Senza Marco Bandiera non sarà lo stesso Giro. Perché Marco Bandiera negli ultimi Giri ci ha abituato bene. Perché non c’era fuga in cui lui non ci fosse in mezzo. Stava lì tra gli avanguardisti ogni volta che avanguardisti ce ne erano. Sempre di fronte a missioni impossibili, destinate a fallire, perché è in questi casi che l’atleta si fa eroe e l’avanguardista di professione si differenzia dall’opportunista della fuga. E lui è un vero maestro di questo. Andare in fuga quando si sa che si verrà certamente ripresi è un gesto d’amore per l’intero ciclismo, è la quintessenza dello spirito martire. E’ la religione gregaria, del non mollo manco morto nonostante tutto. E in questo Marco Bandiera è stato per molti Giri monaco eccellente, cultore sopraffino.

“La vittoria è degli stronzi, di chi non prende abbastanza moscerini”, disse Giordano Cottur, triestino del secondo Dopoguerra, che qualcosa aveva pure vinto, ma che ogni volta che gli capitava l’occasione, ossia quasi sempre, si buttava a cercare l’impresa da lontano, anzi lontanissimo.

E di moscerini Marco Bandiera ne ha presi a chili. Perché se c’era da stare muso all’aria lui c’era sempre, e mai si tirava indietro.

E senza Marco Bandiera toccherà cercare qualcun altro da provare a tifare, anche se non sarà lo stesso. Servirà trovare qualcuno che meriti davvero il grido “W LA FUGA”, sempre che lo si trovi. “W LA FUGA” lo rigrido a Marco Bandiera e a tutta l’Androni. All’organizzazione un più sobrio “ma vattela a pijà…”

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