Sagan si prende il Fiandre e il testimone di Cancellara. Viva Erviti e viva la fuga

Oudenaard – Con quella maglia lì, in quest’edizione qui, con un’azione così. Maglia iridata, centesima edizione, attacco a oltre trenta chilometri dall’arrivo. Peter Sagan arriva all’arrivo del Giro delle Fiandre a braccia alzate, con l’espressione da bullo che gli si addice e gli si confà. Perché uno così, con un talento che sembra infinito, con la capacità di creare spettacolo, di forzare qualsiasi cosa sino allo spettacolo, merita qualsiasi applauso, qualsiasi successo. E peccato per Fabian Cancellara, che al traguardo è secondo al sua ultima Ronde, ma questa volta il migliore ha vinto, ed è giusto così.

Il Fiandre 2016 segna il definitivo passaggio di consegne dal più grande corridore del Nord degli anni Zero e Dieci, a quello che probabilmente lo sarà per i prossimi dieci anni. Cancellara chiude qui con i muri, domenica chiuderà con il pavé e fa quasi tristezza vederlo finire proprio ora che è tornato una Locomotiva.

Il resto è una corsa tiratissima, veloce, combattuta. Un manipolo di avanguardisti duriamorire che si sono contesi chilometri in testa, vento che doveva essere bufera di pioggia e fango, e invece si è trasformato in tiepido zefiro primaverile. Dietro gli attesissimi si sono guardati per chilometri, studiati sul trittico Kwaremont-Paterberg-Koppenberg, per poi sfidarsi ben prima del distico Kwaremont-Paterberg che doveva secondo programma decidere tutto. Kwiatowski ha tentato la sorte con un colpo dei suoi, di pancia più che di testa. Sagna l’ha seguito, Vanmarke si è accodato. Cancellara sembrava essere stato tagliato fuori. E’ quasi rientrato con una delle sue solite trainate di classe e potenza. Quasi, perché Sagan aveva ormai salutato tutti.

Parigi Roubaix 2014

Tra i dieci Erviti che si è preso aria per tutto il giorno, minuti davanti al gruppo che proteggeva nella sua pancia i favoriti. Quello stesso gruppo che ne ha fagocitati un paio, che ha spedito all’ospedale anche Van Avermaet che dice da anni di essere pronto a vincere una grande classica, ma che per un motivo o per l’altro si ritrova impossibilitato a farcela. Erviti invece non ha mai detto niente, ha lavorato per gli altri sempre in silenzio. Poi gli danno strada libera e si danna per un giorno intero in fuga, si danna per rimanere coi primi, si danna per rientrare sui primi, arriva settimo e nemmeno uno che se ne accorga.

W Erviti, W la fuga.

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