Broeckx travolto da una moto alla KBK è solo l’esempio in tv di quello che accade ogni giorno sulle strade

Mancano circa 35 chilometri all’arrivo della Kuurne-Brussels-Kuurne. Avanguardisti avanti, quel che resta del gruppo a inseguire. E’ il finale della seconda corsa sulle pietre dell’anno, ma non c’è il casino che ci si aspetterebbe per una classica che negli ultimi anni si è sempre conclusa allo sprint.

Mancano 35 chilometri all’arrivo e Stig Broeckx si allarga per guardare il posizionamento dei compagni. E’ un gesto normale, da buon gregario che prova a capire dov’è il proprio capitano. Jens Debusschere è dietro, sembra avere gambe legnose, ma avrebbe spunto e velocità per fare bene in un arrivo come quello, sprint ristretto e quasi sempre confuso.

Mancano 35 chilometri all’arrivo e Stig Broeckx si allarga per guardare il posizionamento dei compagni. Da dietro arriva una moto, spedita, ma nemmeno troppo. Stig Broeckx continua ad allargarsi, la moto continua ad avvicinarsi, urta il braccio destro del belga, che cade spalla a terra. E tanti saluti alla corsa. Scuote il capo, si alza intontino. Per fortuna non si è rotto niente, ma la corsa è già andata e a lui non resta altro che il ritiro. Rincorrere, da solo, sarebbe uno sforzo inutile. La Kuurne-Brussels-Kuurne è corsa il linea e finirla, in quelle condizioni non ha alcun senso.

Stig Broeckx se ne va in ammiraglia 35 chilometri prima del tempo. Una moto dell’organizzazione ne ha decretato le sorti. Come altre volte nell’ultimo anno. Corridori disarcionati da un mezzo a motore. Storie di sfortuna ciclistica, verrebbe da dire, se non fosse che queste storie più che il solo ciclismo riguardano i ciclisti, in primis, le biciclette e chi su queste pedala in generale.

Perché il rapporto tra mezzi a motore e mezzi a pedali è qualcosa che coinvolge chiunque si mette in sella: dai ciclisti in corsa, ai ciclisti in allenamento, dai cicloamatori, cicloturisti, cicloqualsiasicosa, ai semplici ciclisti urbani che quotidianamente decidono di muoversi per le strade. Un destino comune, un rapporto svantaggiato che vede chi pedala alla mercé di qualsiasi mezzo a motore: più grosso, più veloce, più pericoloso, più aggressivo molte volte se non assassino, quanto meno pericoloso, problematico.

Gli atterramenti dei corridori in corsa sono solo la vetrina mediatica della convivenza difficile, aspra, conflittuale che ogni giorno avviene in Italia, tra chi si muove in bicicletta e chi molto spesso considera i ciclisti solo una zavorra, un fastidio da superare e (fosse possibile) abbattere. Il nostro paese vive in un’epoca che la maggior parte dell’Europa ha superato e archiviata, quella del motore unica via di spostamento. Siamo ancora alla preistoria della mobilità cittadina, un caso da studiare nei manuali di storia. Eppure è la nostra realtà quotidiana fatta di doppiefile, code, mezzi pubblici bloccati all’interno di un delirio di lamiere che provano a trovare spazio. Le biciclette sono ancora considerate mosche bianche, chi le usa dei pazzi che non stanno bene. E poco importa se nel nord Europa, ma anche in Spagna, in parte della Francia la prospettiva sia ribaltata. E poco importa se anche Londra, Parigi, New York, Buenos Aires ecc. si è iniziato a ragionare seriamente sulla possibilità di eliminare quasi completamente il traffico veicolare privato dal centro di queste città.

E noi?

E noi continuiamo a fare il conto in ascesa di ciclisti e pedoni morti, a parlare in modo inutile di omicidio stradale, a considerare i modi di muoversi differenti da quelli a motore una devianza. Chapeau.

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2 pensieri su “Broeckx travolto da una moto alla KBK è solo l’esempio in tv di quello che accade ogni giorno sulle strade

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