Nibali squalo in Oman

L’Oman è un buco di sabbia nel mappamondo. Il suo giro non ha nulla del fascino di tante altre piccole corse a tappe. Ma è corsa vera, ben pensata e strutturata, la più europea tra quelle che l’Uci si è inventata in mezzo mondo: sarà forse perché ci sono strappi e salite, sarà perché è organizzata dalla stessa società che organizza Tour e Vuelta, sarà forse per quella lama in mezzo al nulla che è la Green Mountain, che di verde ha poco o nulla, ma che tira forte e non dà tregua.

Strada larga, terreno brullo, bruciacchiato dal sole, qualche albero immiserito a guardare passare bici che ombra non trovano, pietre. Per tutto il giorno, sino all’ultimi venti minuti. Perché quando la strada inizia a salire i corridori al massimo riescono a vedere la loro ruota anteriore tentare di non distaccarsi troppo da quella posteriore dei rivali: sette chilometri, 10 per cento di pendenza media, bestemmie tra i denti e voglia che tutto finisca presto, perché è febbraio per grazia, e certe cose è meglio posticiparle a quando le gambe girano meglio. Per questo bisogna aspettare, valutare, capire il tempo giusto. Per questo si vince di cattiveria e i piani tattici lasciano un po’ il tempo che trovano. Per questo ha vinto Vincenzo Nibali con un allungo a poco più di cinquecento metri dall’arrivo: perché più incattivito, perché incazzato nero per la scorsa stagione dove su di lui hanno sparlato tanto, scritto molto, moralizzato oltremodo – con squalifica annessa – per un’accelerata a traino come se ne vedono molte.

Nibali ci ha messo un attimo a togliersi di dosso avversari e compagni, quando era il tempo giusto, quando non si correva più il rischio di subire una mazzata a gambe e orgoglio. Ha lasciato Romain Bardet a 9 secondi, Jakob Fuglsang a 12″, Tom Dumoulin a 18″, tutti gli altri a oltre mezzo minuto. Peccato che in pochi l’abbiano potuto vedere: desolante è il colpo d’occhio di un arrivo vuoto, senza pubblico.

Siamo a febbraio certo, questa vittoria conta poco o nulla per la stagione, ma conta e come conta per la stagione. Perché è la dimostrazione che Nibali ha una voglia matta di spaccare tutto, di riprendere a essere Squalo, di dimostrarlo a Sanremo, al nord, al Giro e dovunque correrà.

Ed è una buona notizia.

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