A svegliare il ciclismo invernale ci ha pensato il Laigueglia. Ora in Oman le prime botte tra big. Ma l’Europa è altra cosa

Per ora è stato il solito inizio sonnecchioso. Laigueglia a parte il calendario ciclistico internazionale si è protratto nel solito antipasto utile per sponsor e rodaggio di gambe, ma del tutto ininfluente per tutto il resto. Esotismi e bei panorami, Argentina, Australia, un salto nella penisola arabica, qualche colpetto da classiche e tanti sprint. Contenti i velocisti, per carità, ma come sempre è al Laigueglia che si capisce che l’inverno sta per finire e che il ciclismo si risveglia dal torpore.

In Liguria ha vinto Andrea Fedi (Southeast–Venezuela) con un allungo furbo nella discesa del Capo Berta, la stessa che tra poco più di un mese troveranno i corridori alla Milano-Sanremo, e una difesa dura e intelligente di quelle poche centinaia di metri guadagnate. Poi braccia alzate sul traguardo e applausi per la prima vittoria in carriera, mica male per uno che solitamente fa il gregario e l’aria la prende per gli altri.

Fedi
Andrea Fedi dopo aver superato il traguardo del Trofeo Laigueglia

Quella che un tempo era l’apertura della stagione ciclistica, si è dimostrata ancora una volta corsa dura, soprattutto corsa vera, alla faccia dell’Uci che piuttosto che dare nuove vesti a corse dall’albo d’oro importanti gira per il mondo a raccontarci che il Tour Down Under è una gran cosa, il Dubai Tour e il Tour del Qatar sono spettacolari, l’Herald Sun Tour attira questo e quest’altro.

Puttanate.

Ci sono però eccezioni. Perché in questa tempesta di corse orientali che poco dicono e poco ammaliano, ma tanto sembrano piacere a organismi internazionali e squadre (perché pagano e pagano tanto). Il Tour dell’Oman è tra queste. Sarà che è organizzata dall’Aso, la società che organizza Tour de France e Vuelta Espana, che è antipatica quanto volete ma le cose le fa per bene, sarà che marzo si avvicina, sarà che qualche salita in Oman la si trova, ma finalmente ci saranno sei tappe che qualcosa inizieranno a dire. Certo nulla a che vedere con Parigi-Nizza e Milano-Sanremo, ma quanto meno qualche scossone lo si può dare. Già dalla seconda tappa. Percorso vallonato e salitella finale buona per scaldare le gambe e provare qualche allungo in vista della vera attrazione della settimana araba, ossia la Green Mountain, arrivo della quarta tappa: 7,5 chilometri al 10,5 per cento. Da strappo spacca gambe negli anni scorsi quando venivano percorsi solo i primi cinque chilometri, a salita vera sulla quale si può pensare di fare numeri e stilettate. Scatti si spera, testa a testa tra specialisti delle salite che ce ne sono e sono tanti: da Vincenzo Nibali a Richie Porte, da Domenico Pozzovivo a Romain Bardet, da Rui Costa a Tom Dumoulin sino a Daniel Martin che su arrivi del genere è un cagnaccio da non sottovalutare.

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Aspettando i risultati intanto aspettiamo che vento e salite facciano alzare il livello delle competizioni. L’inizio della campagna del Nord e delle corse europee si avvicina. Che le scampagnate orientali siano almeno terreno buono per preparare lo spettacolo tardo invernale.

Tanto poi a far primavera ci pensa la Sanremo.

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