Musica da Giro

 

Il Giro è tante cose, sono gli scatti in salita, le volate, le mille persone a bordo strada. Il Giro è ricordo di quanto passato, è aspettativa futura, è il ciclismo. E’ anche musica, perché bene o male ci si ritrova in quelle tre settimane a canticchiare qualcosa e quel qualcosa è molto spesso la sigla, che è loop, che è suono stesso di un’edizione, di un periodo.

 

Giro 2007 – “Velocità silenziosa” di Paolo Conte

Giro bruttino, Di Luca killer. Lo vinse l’abruzzese, davanti a Andy Schleck e Eddy Mazzoleni. Fu la corsa del primo sprazzo da grande corridore del lussemburghese, uno che per capacità sarebbe potuto entrare tra i grandi di ogni tempo, ma che per tempra e ardore è rimasto ai margini della storia, peccato. La sigla invece è da primato.

 

Giro 2000 – “Gimondi e il Cannibale” di Enrico Ruggeri

Ultimo atto, ultime pedalate da campione, da Pirata. O quasi. A sprazzi. Preparazione. Pantani trascina Stefano Garzelli a vincere il Giro nella tappa di Briançon, Lo tira su nel momento della quasi crisi sul Colle dell’Agnello, lo riporta sui primi, lo consegna a loro, poi fugge in discesa, prova alla disperata di recuperare Lanfranchi, chiude secondo. Mai più così, almeno in Italia. Al Tour sì, ma è un lampo, anzi due. Ma è un’altra storia. “Gimondi e il Cannibale” è una delle sigle più belle che il Giro abbia mai avuto, un affresco di quello che è il ciclismo, di quello che è stata la lotta tra il nostro corridore e il belga.

 

Giro 1998 – “Fra poco passa il Giro” di Gian Pieretti

Fu il Giro. Due parole: spettacolo e passione. Pantani contro Zulle, doveva essere. Pantani contro Tonkov, è stato. Sfida splendida sul Plan di Montecampione. Loro due davanti, soli, Marco in testa, uno scatto dietro l’altro, il russo alle sue spalle, che non perde un metro. Marco che si scompone, che ciondola sui pedali, che sa che non può permettersi di non staccare Pavel, Tonkov dietro, impassibile, marmoreo, elegante, che sa che non può permettersi di essere staccato dal Pirata. Pantani che sbuffa, che prova e riprova, che si alleggerisce di tutto, dal cappellino agli occhiali, dalla borraccia perfino all’orecchino che si era messo sulla narice a Capodanno, Tonkov alla sua ruota, che non perde un metro. Intanto gli altri, tutti gli altri dispersi alle loro spalle. Poi nella faccia del russo una smorfia, la prima da inizio salita, uno, due, cinque metri indietro, Pantani se ne accorge, accelera di nuovo, come fosse stato possibile accelerare ancora. Pantani allunga, si invola, resta solo, accelera ancora. Tonkov diventa lontano, ombra, ricordo. Pantani vince, consolida la maglia rosa. E’ il traguardo, alza le mani, chiude gli occhi, trionfa.

 

Giro 2003-2004-2012 – “Sono in fuga” di Lucio Dalla

Le parole di Lucio, la leggerezza del Giro. Storia d’amore a pedali, storia d’amore comunque. Quello del 2003, vinto da Gilberto Simoni il più bello, quello del 2012 il più sorprendente. Gibo primo davanti a Garzelli, in un’edizione stupenda: quello del 2003 è il Giro dei sei successi di Petacchi con AleJet che oscura Cipollini, quello dell’imboscata di Faenza di Simoni, quello del primo Zoncolan e della cavalcata solitaria di Gibo sull’Alpe di Pampeago. E’ il Giro soprattutto dell’ultimo Pantani, dei suoi scatti verso le Cascate del Toce, del suo provare a riemergere. Vano. E’ l’ultimo Marco in sella, il saluto del più grande scalatore del ‘900 ai suoi tifosi.

 

Giro 1993-1994 – “E intanto Gira” di Paolo Belli

E’ il 1994, è in quell’anno che tutto nacque, almeno per me. Il ricordo del ciclismo era vecchio di due anni, immagini confuse e sbiadite in una televisione piccola che a volte non prendeva, una di quelle con ancora il telecomando inserito affianco allo schermo. Era il ricordo di mio nonno. Poi il caso volle che sul divano di casa, il 4 giugno, il mio dito pigiò a caso un tasto. Immagini di montagna, di un gruppo ancora abbastanza nutrito. La mano si riallunga per prendere il telecomando pronta a cambiare di nuovo, a cercare i cartoni animati. Ma è in quel momento che un ragazzo si alza sui pedali e accelera. Ha pochi capelli, è leggero, sgambetta come un forsennato, si muove sulle pedivelle mentre tutti sono marmorei seduti sulla sella. Scollina, poi si butta giù come un matto in discesa, pancia sulla sella e culo in fuori, nel vuoto sopra la ruota posteriore. E’ amore. E’ l’inizio di tutto. E’ Pantani. Diventa appuntamento. Il giorno dopo sullo stesso divano, sullo stesso canale, ancora in salita, ancora quel piccoletto da solo al comando.

 

Giro 2014 – “Pedala” di Frankie Hi-Ngr

Il primo Giro visto dietro una scrivania di una redazione. Una canzone da canticchiare.

 

Giro 2013 – “Mezza estate” di Cesare Cremonini

Mezza estate un paio di palle. E’ il Giro di Girodiruota, in sella da Napoli a Brescia. 1400 chilometri a inseguire la corsa dai bar sport. Come canzone è passabile, ma è ricordo di pioggia, tanta, tantissima, è ricordo del viaggio più bello della mia vita.

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