Le volate, mestiere per gente matta. Cavendish, Abdujaparov e il detto per ruote veloci

La caduta di Mark Cavendish (Tour de France 05.07.2014)

Cavendish sceglie il momento e il varco sbagliato per provare a sopravanzare tutti nella prima tappa del Tour. Cade (male), ne butta giù due, si spacca una spalla, poi chiede scusa (giustamente e fortunatament). Vinche Kittel. In poche parole quanto è successo ieri. Però c’è qualcosa di più da dire…

C’è un detto che gira tra gli sprinter. “Se ci passano le spalle ci passa tutto il resto”. In sostanza dice questo: se si riesce a superare un corridore con la parte anteriore della bicicletta, allora questa passerà tutta. Facile. Almeno a parole. Fisico. Nel senso di fisica, materia, e soprattutto cuore-muscoli-polmoni.

In volata bisogna sgomitare. Prassi. Per farsi rispettare e superare gli altri. Questo lo sanno tutti, i ciclisti per primi. In volata però bisogna essere furbi, sclatri e intelligenti, sennò toccare il terreno è facile e a 60 km/h ci si fa male, tanto. In volata bisogna essere freddi, perché valutare male uno spazio è semplice e si possono causare casini veri. Se ci si emoziona è la fine. Si guardi ieri. Cannonball voleva la vittoria perché si finiva a 20 metri da dove è cresciuto, perché la maglia gialla non l’ha mai indossata, perché è uno sprinter vero, con le palle e se lui corre vuole vincere. Tutto giusto. Però si è emozionato. Umano, ma non giustificabile. Non ha infatti letto bene  la volata. Era dietro e non ci doveva stare, ha provato a uscire a sinistra, allargando più del dovuto, dove c’era sì spazio, ma non così tanto. Gerrans non aveva terra libera a sinistra perché c’era un corridore che non poteva smaterializzarsi, Cavendish è andato avanti di spalla, come tante volte si fa, ma anche Gerrans l’ha fatto e anche il terzo uomo. Così a forza di spalle si sono scontrati e sono finiti a terra. Mark è caduto male e sull’asfalto c’ha rimesso il Tour. Peccato.

In volata bisogna sgomitare. Però bisogna farlo in modo intelligente. O sconsiderato. Vedi Petacchi, ovvero il primo caso. Vedi Abdujaparov, nel secondo. Il primo era bello, rispettoso, leggeva gli sprint come pochi, sapeva andare di treno o di posizione. Il secondo il treno non lo considerava, si piazzava alle spalle del più forte e da lì non c’era verso di spostarlo. Era il migliore in questo. Per lui valeva davvero il detto “se ci passano le spalle ci passa tutto il resto”. Anzi valeva tutto questo. Abdu mangiava avversari e sprint. Vinceva, ogni tanto, ma mordeva pneumatici e avversari. Lui si campione della mischia perché imapssibile, inemozionabile, cuore duro e scorza peggio.

Caro Cavendish, sei forte e ti vogliamo bene, ma la prossima volta i sentimenti lasciali a casa. La volata è per matti che non sanno amare. E’ per questo che piacciono alle donne.

P.s. Per dover di cronaca ha vinto Marcel Kittel. Ora maglia gialla

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