16a tappa a Quintana, ovvero neve, imboscate e sfide a Briscola

Quintana maglia rosa

Concorrere per la maglia nera in giornate del genere è una stronzata pazzesca. Me ne rendo conto benissimo. Detto questo però non posso esimermi continuare a impegnarmi per portare a casa l’obbiettivo di questo mio Giro d’Italia, quindi bando alle ciance e pedalare lento anche oggi, nonostante neve e freddo.

T19_Martello_altHo già pianificato tutto grazie anche ai miei fidati compagni e al mio stratega, il meteorologo Carlo Giuliacci, che ormai lavora a tempo pieno per la SebastianVettel Pro Cycling. Dato che Giuliacci mi ha assicurato “copiose precipitazioni nevose sia sul Gavia che sul Pordoi”, mi sono fatto mandare dalla Wilier una bicicletta tutta bianca, ho mandato in avanscoperta Poldo con in macchina una pelliccia bianca e un colbacco dello stesso colore, oltre ovviamente a copriscarpe, guanti e sciarpa. Alle prime rampe del Gavia ero talmente infreddolito che non sono riuscito ad attendere, sono scattato e ho infiammato la corsa. Lo so di aver fatto una cosa sbagliata e poco rispettosa nei confronti dei miei fidi compagni di squadra, ma non riuscivo proprio a stare fermo. Ho iniziato a salire veloce per scaldarmi e dopo nemmeno mezzora ero già in cima. Poldo mi attendeva in macchina. Dato che avevamo tempo, ci siamo andati a fare due bicchierini di grappa per riscaldarci, all’alpina. Abbiamo trovato due simpatici vecchietti che ci hanno sfidato a carte. Non potevamo esimerci. Uno dei due millantava essere il campione mondiale di Briscola e finalista olimpico di Tressette.  Improbabile, gli abbiamo risposto in coro io e Poldo. “Se non ci credete sfidatemi. Giochiamo a soldi: 1 euro a punto”. Abbiamo accettato. Per l’occasione è venuto Caressa a fare la telecronaca. Le televisioni hanno trasmesso l’evento a rete unificate e così si è reso vano il mio nascondiglio per arrivare con calma ultimo al traguardo e aggiudicarmi così le tre forme di caciotte di malga messe in premio dalla pro loco locale.

La partita è stata emozionante. Tiratissima. Cinque mani a Briscola, una a Tresette, così sino al raggiungimento del centesimo punto. Le carte pesavano, scottavano, la tensione era evidente, emozioni, concentrazione, carichi, attacchi, ritirate, via libera, sguardi complici e fugaci, alcune mosse collaudate, sudori, esaltazioni momentanee, gioie più durature, sorrisi, disperazioni, grappini e salami, speck e pane scuro, eccitazioni da vittoria. Tutto bellissimo. Abbiamo perso 100 a 0. Poldo ha controllato su Google. Tutto vero. Il vecchietto è stato davvero campione mondiale di Briscola. Sulla finale olimpica a Tressette invece le notizie sono contrastanti. Ma tant’è.

Smascherato il mio piano. Mi rimetto in coda al gruppetto. L’unica mia speranza è di beccare la madre del prussiano al rifugio del passo dello Stelvio.

Giù dal Gavia fa freddissimo. A Bormio va un po’ meglio, ma per evitare sorprese ci fermiamo tutti a berci una bella tazza di cioccolata calda. Il prussiano non mi molla un attimo.

Giro d'Italia 2014 - Tappa 16 Ponte di Legno - Val MartelloLa salita inizia. Davanti non si capisce niente. Sul Gavia era passato primo Chalapud con a ruota Arredondo, Pantano e Swift. Ma a Bormio Arredonfo è dato per disperso e Swift si è trasformato in Cataldo. Misteri. Ecco la composizione della fuga: Pellizotti (Androni-Venezuela), Cataldo (Sky), Vuillermoz (AG2R), Dupont (AG2R), Pantano (Colombia), Chalapud (Colombia), Niemiec (Lampre-Merida) e Kišerlovski (Trek), poi il gruppo della maglia rosa a 2’37”.

Stelvio. La salita inizia a tirare. Petacchi tira fuori il solito tavolino. Questa volta Vov e salsicce. Saliamo felici. Mi dicono che scatta Geniez. Nessuno lo conosce quindi continuiamo a discutere di Pippo Inzaghi allenatore del Milan. Scollinamento. Vegni decide, data la neve di organizzare uno slalom speciale per rendere la corsa più interessante. Danno segnalazione a tutti. Poi ritrattano: qualcuno dice su pressione di Alberto Tomba. Ci sarà una discesa libera. Quintana e Rolland, scendono di bicicletta e inforcano gli sci e tagliano dritto. Gli altri invece seguono i paletti. Basso ne prende uno tra le gambe e si accascia accusando una crisi.

Il colombiano e il francese, agguerriti e favoriti dagli sci e dal percorso prendono un buon vantaggio. Recuperano i primi e grazie ai compagni di squadra della Movistar prendono oltre due minuti di vantaggio sulla maglia rosa lasciata sola dai compagni di squadra stufi di essere chiamati “Ciccio” dal colombiano. Tra le ammiraglie iniziano i litigi che per fortuna vengono sedati da maschie sedute a braccio di ferro. Vince Luca Scinto. Ma non c’erano dubbi a riguardo. Intanto in cima allo Stelvio come un angelo appare la madre del prussiano. Lo saluta, lo abbraccia, poi vede Poldo e se ne innamora. Inizia a seguirlo, si lancia sulla sua macchina incurante del toro Ugo pronto a difendere l’amico, senza però uscire dalla macchina perché fa freddo. Poldo riesce a fuggire, il prussiano pure. Fortunatamente sono davanti a me. Scendo con calma con il fido Marangoni al mio fianco.

Val Martello. Quintana pronto alla spallata alla maglia rosa. Rolland lo segue, Hesjedal al suo solito pedala da schifo ma non molla. Marangoni al mio fianco mi dice che è per via della barba. dubito, ma non lo contraddico. Sulle pendenze più dure il colombiano allunga, Rolland si stacca, il canadese anche ma meno: resta lì, a contatto visivo. Dietro allunga Majka, ma mai dire Majka a questo Giro. Pozzovivo scatta, Kelderman insegue, Aru dietro, gli altri staccati. Vince Quintana. Io arrivo a tre quarti d’ora appaiato al prussiano. Quintana si prende la rosa, io difendo la nera. Onore al gruppetto. Il miglior posto dove pedalare. Dignitosissimi. Domani si arriva a Vittorio Veneto. Ma non ci sarà l’Enobike. Peccato.

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