14a tappa a Battaglin, ovvero Biella indipendente e il gruppetto di Petacchi

Battaglin oropa

Oggi c’è il primo arrivo in salita alpino del Giro. Cose serie. Arrampicata sino al Santuario d’Oropa, lì dove Pantani nel 1999 fece quel numero pazzesco dopo il salto di catena prima dell’imbocco dell’erta finale. Uno a uno recuperò tutti, l’ultimo fu Laurent Jalabert, al disperato forcing per mettere la ruota davanti al Pirata. Tutto vano. Marco trionferà. Io durante quella tappa sfondai quasi un divano. Fu una delle imprese più incredibili che ho visto in vita mia. Storia di 15 anni fa. Ora la situazione è decisamente diversa. Ma tant’è.

T15_Fassa_altLa tappa dovrebbe essere asciutta. C’è un bel sole alla partenza e Giuliacci mi ha confermato che non ci dovrebbero essere variazioni. Quindi installo uno stendipanni dietro la mia bicicletta per far asciugare magliette, pantaloncini e scarpe che sono fradice dal primo giorno.

Arrivo al villaggio di partenza. Domenico Pozzovivo è carico, mi dice che si sente in grande forma. Anche gli altri si dicono in gran forma. È tutto una gran forma. Solo Alan Marangoni e Svein Tuft mi dicono che sarà dura e che hanno intenzione di fare gruppetto il prima possibile. Gli dico che mi occuperò personalmente di creare il miglior gruppetto mai visto, in modo da arrivare al traguardo sicuri dentro il tempo massimo e in questo modo gustare bene le bellezze del paesaggio: lo sanno tutti che nell’alto Piemonte ci sono le donne più belle d’Italia, lo ha anche confermato Forbes in uno studio intitolato “Amore Italia. Flussi di concentrazioni di donne decisamente attraenti nello stato più attraente del mondo”. Non so però se la sponsorizzazione di 300 milioni di euro della Provincia di Biella. Io non credo a tutte queste macchinazioni complottistiche e anzi sono convinto davvero che le donne più belle siano in provincia di Biella. Mi chiama Giulietto Chiesa e mi fa: “Non credere a Forbes. Da quando è stato acquistato da Bono Vox stanno facendo una campagna per l’indipendenza del territorio biellese, pagati profumatamente dai russi, in quanto tutti sanno che Vladimir Putin è diretto discendente di Alessandro La Marmora, fondatore dei bersaglieri e per anni in Crimea a combattere, dove trovò e amò la bisnonna del presidente russo”. Gli faccio notare che la sua tesi è un po’ improbabile, lui riattacca al grido, “la tua è un informazione di me…”. Chiamata interrotta. Mi chiama anche Casaleggio, mi dice che quanto detto da Giulietto Chiesa è tutto vero e che anzi c’è dell’altro: “esiste infatti un piano alieno per la creazione di un governo mondiale di gente con ricci lunghi e grigi che ha il suo epicentro proprio a Biella”. Gli dico che non ci credo. Lui mi risponde che noi della Ka$ta non possiamo capire e che la verità è a Biella. Mi chiama il sindaco di Biella. Mi dice che non sa nulla di tutto questo, ma che se fosse così, Belsito non centra.
Sono confuso. Inizio a pedalare. Tutta questa storia mi puzza. Comunque ho già assoldato Alberto Angela per farci da guida; il padre Piero non era libero quindi ci siamo dovuti accontentare della copia, anche se bravissima.

Nemmeno il tempo di parlare con Poldo della strategia della giornata e già parte una fuga. Siamo appena al chilometro 2. Sono: Axel Domont dell’Ag2r La Mondiale, Valerio Agnoli dell’Astana, il mio Marco Frapporti dell’Androni, Enrico Battaglin della Bardiani, Jonathan Alejandro Monsalve della Neri Sottoli, Perrig Quemeneur della Europcar e Dario Cataldo del Team Sky. Al km 4 sui primi si portano Paolo Longo Borghini della Cannondale e Albert Timmer della Giant Shimano. Dopo dieci minuti scattano anche Emanuele Sella dell’Androni, Martijn Keizer della Belkin, Manuel Quinziato della BMC, Jarlinson Pantano del Team Colombia, Mattia Cattaneo e Jan Polanc della Lampre-Merida, Julien Vermote dell’Omega Pharma – Quick Step, Ivan Santaromita dell’Orica GreenEdge, Tim Wellens della Lotto Belisol, Edvald Boasson Hagen del Team Sky, Nicholas Roche della Tinkoff-Saxo e Danilo Hondo della Trek. Sono in 21. Il gruppo prova a reagire. Vado davanti e parlo con la maglia rosa. Gli dico che inseguire non ha senso e siamo tutti stanchi. Lui dice è vero. La fuga va. Noi in gruppo iniziamo a sonnecchiare.

Dopo 50 km arriviamo a Biella, lì dove inizia la salita che porta al Santuario di Oropa. Chiedo alla giuria perché non possiamo andare direttamente su al Santuario invece di girovagare per mezza provincia e salire altre due montagne. Mi rispondono che queste sono le regole e non si può discutere. Non discuto. Continuiamo a pedalare. Inizia l’Alpe Noveis. Durissima, ci si arrampica. Per fortuna nessuno accelera. Resisto. M’affanno. Ho una crisi, ma mi riprendo subito. Do anche una mano ad una macchina in difficoltà appoggiandomi e aiutandola a salire. La salita finisce, scolliniamo e ci buttiamo in discesa. Mi piace la discesa. Meno quello che c’è dopo, ovvero un’altra salita. Qui le squadre degli uomini di classifica accelerano e io chiamo “gruppetto”. Il primo ad aggregarsi è il fido Alan Marangoni, il secondo Svein Tuft, sempre intelligente a capire dove stare. Nemmeno il tempo di finire la parola e Alessandro Petacchi tira fuori il tavolino, il fiasco di vino, salami, formaggi e un mazzo di carte. Alejet è sempre il migliore in queste cose, e in quanto uomo squadra lo ingaggio subito per la SebastianVettel Pro Cycling. Andiamo avanti tranquillamente.

I polli che lottano per le prime posizioni non si danno da fare. Pedalano mesti e dignitosi. Poi ad un tratto la corsa si accende. Scatta Rolland, solito temerario, a ruota di Thurau. Poi cercano di fare lo stesso anche Hass, con a ruota Hesjedal, che vince il premio come uomo che pedala peggio nell’universo. Il canadese raggiunge i due dell’Europcar, ai quali si aggiungono pure Izaguirre e Zoidl. Davanti invece il gruppetto si sgretola un po’, poi, ai meno due dal Gpm, scatta Roche, a cui piace provare l’effetto che fa stare davanti. Il suo tentativo dura cinque chilometri e poi viene ripreso.

Salita finale. Strana salita. A Oropa, tutto scompare e poi riappare. Non ci si capisce niente. Davanti il gruppo si sfalda, diaspora. Davanti Quinziato e Timmer, scattati in discesa, poi un gruppetto tirato da Boasson Hagen, quando il norvegese non ce la fa più iniziano gli scatti. Ci provano tutti. Ci riescono Polanc, Cattaneo, Pantano e Cataldo: questi ultimi due riescono a rimanere da soli, raggiungono Timmer, giocano si guardano. Su di loro arriva Polanc, che sino ad un minuto prima sembrava disperso. Cataldo scatta, alla sua ruota rimane solo Pantano, poi però recuperano. Quando mancano 500 metri all’arrivo, Cataldo allunga, Timmer lascia, Polanc rimane interdetto, Pantano rilancia, ma non si come appare dal nulla Battaglin che supera tutti e va a vincere, davanti a Cataldo, sorpreso di vedersi superare da Battaglin che pensava di aver perso qualche chilometro prima.

Noi del gruppetto intanto abbiamo trovato Mimmo, un allevatore della zona che ci sta facendo provare i suoi formaggi. Alberto Angela è arrivato in ritardo e a sentire l’alito di Gianluca Grignani che passava lì per caso si è ubriacato e dorme sulle spalle di Marangoni.

Nel gruppo dei migliori ci prova Pozzovivo. Quintana si accoda con il compagno Anton, che fa un po’ di ritmo, poi non da un cambio perché si sente più fighetto degli altri. La maglia rosa è in leggera difficoltà, annaspa, viene lasciata anche da Kelderman. Si stacca invece Aru, che è un po’ insicuro. Mi chiama, gli dico che non è reato staccare la maglia rosa, lui si rincuora. Davvero un bravo ragazzo. Quindi si mette di buona lena ad arrampicarsi, raggiunge un po’ tutti, potrebbe staccare anche Domenico Pozovivo, ma preferisce di no. Rimane con lui. Bravo.

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