13a tappa a Canola, ovvero la festa del Barolo e il décolleté di Christina Hendricks

Canola Giro

Io e Poldo siamo stati invitati dall’associazione mondiale dei bevitori incalliti di Barolo per l’annuale Festa della Abvsag, l’Associazione del bicchiere di vino svuotato alla goccia, specialità della quale siamo entrambi eccellenti interpreti.

vino rossoSembra difficile pronunciare il nome di questa elitaria associazione, ma è proprio questa la sua peculiarità. La riunione consiste nel discutere della bontà del vino di questa regione per i primi 5 minuti: tutti sono sempre concordi a dire che è divino. Poi si passa al gioco clou dell’associazione, evento da sempre presentato da Bruno Pizzul, che diffonde la sua voce tramite altoparlanti perché Bruno Pizzul è sempre stato voce, non presenza. Il gioco consiste nel pronunciare correttamente e con accento piemontese, il nome dell’associazione e la sua sigla. Chi non ce la fa deve bere un bicchiere alla goccia, dopo ovviamente averlo assaporato e decantato in rima. Tutti sbagliano sempre il primo turno. Vanno avanti per un po’ a pronunciare sbagliato il nome, poi stremati lo dicono in modo corretto. Vince chi non collassa. Dopo due ore si contano: 40 pronunce corrette, 62 collassi, 11 coma etillici, 13 casi di doping per assunzione di acqua, 3 tentativi di corruzioni di giudici, 1 tentativo di abbordaggio a Bruno Pizzul. Ha vinto Poldo. Però non vale. Lui ha padre veneto, madre friulana e nonno russo: è geneticamente avvantaggiato. La Giuria del Giro ha però deciso di non sanzionarlo: sembra che uno dei giudici sia un animalista convinto, grande amico di Tsipras e consideri Poldo un mito per quello che ha fatto in Spagna. Ho deciso, non voterò Tsipras e non diventerò mai vegetariano. Il toro Ugo, mi guarda impaurito e si nasconde in gabinetto fingendo attacchi intestinali.

Dopo la gran vittoria al gioco dell’Abvsag, Poldo mi accompagna alla partenza. La mia squadra è pronta. Tutti sono pronti ad aiutare Bohuanni a portare a casa il quarto successo in questa edizione del Giro. Bouhanni freme poiché a carte è sempre stato una pippa e questo sarebbe il suo primo poker in vita sua. Gli dico di non pensarci e che per me lui rimarrà sempre il migliore, soprattutto dopo la prova di ieri: ultimo, ma imbriago. Vero campione.

La corsa inizia. Quella di Poldo prima di tutti. Parte all’inseguimento di una bionda elegantissima e sicuramente molto simpatica, lo si vede da come cammina. Approcciata, due sguardi, poi subito in fuga. Il suo uomo, un bestione di due metri per due lo insegue brandendo una mazza. Poldo in anni di esperienza è riuscito però a migliorare moltissimo sia velocità che tenuta. Inarrivabile. Il quadrato desiste, Poldo è salvo.

Anche in gruppo parte una fuga. Al suo interno ci sono Angelo Tulik (Europcar), Jackson Rodriguez (Androni-Venezuela), Marco Canola (Bardiani-CSF), Jeffry Johan Romero Corredor (Colombia) e Gert Dockx (Lotto Belisol), poi raggiunti da Maxim Belkov (Katusha). Come pattuito alla partenza: “Nessuno in fuga, tutti per Nacer”. Io nel frattempo mi appoggio alla saggezza di Luca Paolini per schiacciare un sonnellino, anche perché il mio rivale prussiano è da un po’ che non mi da noie. Mi sveglio di soprassalto che mancano 40 chilometri all’arrivo. Starà forse progettando qualcosa? Questo è certo. Chiedo lumi a Paolini. Mi cita nell’ordine: Locke, Hobbes, Kant, Machiavelli e i Marlene Kuntz. Chiedo perché i Marlene Kuntz? Mi risponde che i testi dei Marlene Kuntz non si capiscono e non vogliono dire niente e proprio per questo sono riusciti a farsi produrre. Quindi? “Confondi il tuo avversario con cose senza senso e vedrai che riuscirai a sfondare”. Luca Paolini è proprio saggio. Sarà la barba.

Decido di scattare. Per uno che sogna la maglia nera è la cosa più stupida da fare. In pochi minuti riprendo e stacco i fuggitivi, vado come una bestia e non ho nemmeno il toro Ugo dietro la schiena che prova a caricarmi (ho controllato). Arrivo ai meno 30 con oltre 10 minuti di vantaggio. Succede il finimondo. Vengon giù chicchi di grandine come palline da tennis: sicuramente Mc Enroe ha bestemmiato troppo e a rotto le scatole (di palle da tennis) a qualche santo. Mi riparo sotto una tettoia. Passano i primi, passa anche il gruppo, aspetto il prussiano che passa dopo alcuni minuti. Mi voleva tendere l’imboscata, ma l’ho fregato. Mi metto alla sua ruota così da controllarlo.

Christina HendricksDavanti Poldo mi ragguaglia di quanto sta accadendo. La mia squadra, che stava menando duro per rientrare sui primi per permettere a Bouhanni di vincere, si è fermata a vedere il nuovo film di Ryan Gosling con Christina Hendricks che davano in esclusiva in un drive-in sulla strada, ha rallentato e in questo modo la fuga ha preso più margine di quanto era previsto. Quando si sono accorti che i fuggitivi avevano preferito continuare a pedalare piuttosto che guardare il materno décolleté della Hendricks si sono prima stupiti, poi messi a tutta a inseguire. Non ce l’hanno fatta. All’ultimo chilometro si sono trovati davanti Canola, Jackson Rodriguez e Tulik. All’ultima curva ai 250 metri dall’arrivo, l’italiano è uscito come un Sonny Colbrelli, ha allungato, si è difeso, ha vinto. Bravo. Però non so se potrà entrare a far parte della mia squadra. Chi non mette il décolleté della Hendricks sopra ogni cosa non può entrare nella SebastianVettel Pro Cycling, c’è scritto nel contratto.

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