Il Giro d’Italia emigra negli Emirati

Il Giro d'Italia negli Emirati

Avviso ai lettori. Ripropongo sul blog l’articolo uscito in anteprima sul sito del Foglio. Vi avviso che ci sono dettagli scottanti e incredibili sul futuro del Giro d’Italia e sull’economia della provincia di Modena.

Modena. Oggi è il giorno di riposo. Il Giro si prende una pausa e cerca di smaltire le tossine della prima settimana. Nonostante le bici siano a riposo è stata comunque una mattinata convulsa, piena di avvenimenti importanti. Non si sono placate infatti le polemiche dovute al maltempo e ai pericoli causati dalla pioggia e dalle cadute che hanno decimato il gruppo. La direzione corsa per cercare di trovare una soluzione al malumore dei corridori ha convocato un pool di esperti per analizzare la soluzione. Attorno ad un tavolo si sono così ritrovati Piero Angela, il professor Mirabella, il meteorologo Mario Giuliacci e Fabio Volo (che non può mai mancare a questi tavoli per legge) per cercare di trovare una soluzione. Dopo tre ore di lavoro fitto fitto sono arrivati a questa conclusione: è primavera, non ci sono più le mezze stagioni e a maggio piove e pioverà più quanto è accaduto in passato. La relazione ha creato il panico all’interno del Giro. E’ arrivata immediatamente una delegazione di emiri pronti a rilevare il marchio della corsa. Il prossimo anno il Giro verrà organizzato in Qatar così non ci sarà il pericolo di precipitazioni oltre la norma: i nuovi organizzatori hanno già firmato un contratto con un’azienda cinese che dovrà occuparsi di creare in cartongesso lo Stelvio, il Mortirolo, il Pordoi e lo Zoncolan per permettere ai corridori di percorrere comunque queste mitiche salite: sarà un Giro durissimo per la felicità di Nibali e Froome. Sepp Blatter, presidente della Fifa, è intervenuto assicurando che non ci sono state pressioni politiche o economiche da parte degli emiri, ma che la decisione è stata presa in assoluta libertà.

Dopo la riunione mi reco da un mio collega russo che ha deciso di fare uno speciale su di me. La Russia infatti ama talmente il Giro d’Italia tanto che da quando è iniziato hanno deciso di prendersi una pausa nel tentativo di annessione dell’Ucraina.

Domanda: “Perché dopo la tua grande vittoria a Dublino non hai continuato a mietere successi?”.

Rispondo, “provare a vincere il Giro è banale e poi il rosa non mi sta bene”. Non è convinto. Insiste. Gli devo dire la verità: “a dire il vero voglio arrivare ultimo perché la maglia nera dà più soddisfazione e in un momento storico come questo pieno di grilli parlanti che minacciano uscite dall’Euro è molto più sicuro ricevere in premio, caciotte, salami e prosciutti (i premi che una volta erano riservati all’ultimo in classifica) e poi perché tra Coppi e Malabrocca ho sempre tifato per il secondo”. Se ne va via molto soddisfatto.

Dopo scoop e interviste sfrutto il giorno di riposo per andarmene un po’ a zonzo in bicicletta per la pianura modenese. Come infatti diceva sempre il mio allenatore di ciclismo è sempre meglio tenere le gambe in movimento nei giorni di riposo per non avercele dure e legnose al ritorno in corsa. La pianura padana è ottima per non faticare dato che non c’è un metro di salita. C’è solo un problema. Il mio rivale prussiano (un giornalista tedesco discendente da Otto Von Bismark incavolato con me per l’esclusiva intervista fatta a Marcel Kittel) ha messo in giro la voce che io sono il più grande detrattore dei Modena City Ramblers e che scrivo per il sito http://www.ameimcrfannoschifo.it. Così dalle parte di Novellara, paese reso celebre proprio da una loro canzone, mi sono trovato schierati in modalità d’attacco tutti gli abitanti con bastoni e forconi in mano. Sono riuscito a salvarmi per un pelo con uno scatto incredibile che mi è valso anche il record dell’ora. Sono però dovuto andata a Ginevra a prendere il premio. Ho scoperto solo lì che il pil del modenese si basa per l’80% su l’indotto dei Modena City Ramblers.

Ritorno in albergo, ma un’orda di persone lo ha accerchiato. Ho paura che siano altri fan dei Modena. Chiedo ad un signore dall’aria mite che cosa stia accadendo. Mi risponde che sono spagnoli che cercano un certo Poldo. Scopro in questo modo che esistono un sacco di fan club di Poldo, il mio amico che mi fa da spalla e autista d’ammiraglia al Giro d’Italia. In Spagna è diventato un mito dopo la decisione di non combattere con il toro in una corrida e anzi scappare con lui. La loro fuga ha fatto molto scalpore nella penisola iberica e, senza esagerare, in tutto il mondo, tanto che la redazione del Giro d’Italia è stata inondata da lettere e email di ammiratori. Qualcuno ha provato a protestare facendo notare che è uno scandalo tenere un toro chiuso in macchina tra ruote e pezzi di ricambio; Poldo ha risposto che Ugo (il nome del toro) non è sempre chiuso in macchina, ogni tanto può uscire e farsi una scampagnata e che inoltre indossa degli occhiali molto alla moda, così non può vedere il rosso e quindi impazzire. Questo gesto gli ha permesso di finire sulla prima pagina del Time e alla nostra ammiraglia di avere un grosso contratto pubblicitario. Stasera andremo a mangiare nel miglior ristorante di Modena per festeggiare.

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