Intervista esclusiva a Marcel Kittel dopo l’abbandono al Giro

Marcel Kittel intervistato da Girodiruota

Bari. C’è un gran parlare del ritiro di Marcel Kittel. Tutti dicono la loro, qualcuno avanza sospetti per le incredibili vittorie (due) fatte nei primi tre giorni di corsa, qualcuno avalla la tesi dell’influenza, qualcun altro non sa che dire e proprio perché non sa che dire parla a vanvera e crede che in realtà lo sprinter tedesco sia  Mario Cipollini travestito. Mi chiama Mario Cipollini e mi suggerisce di ritirare quanto ho detto, che lui non si è mai travestito. Gli faccio notare che ha corso un prologo con un body con stampate tutte le sue innumerevoli fasce muscolari, una volta con uno tigrato e che ad una premiazione è salito sul podio avvolto da una toga con una corona di alloro in testa. Mi dà ragione e mi fa i complimenti per la mia memoria, sottolineando che nonostante la mia veneranda età ancora ce la faccio alla grande. L’ho ringraziato. Super Mario è sempre stato il mio velocista preferito, scopro che è anche un gran signore.

Mario Cipollini bodyDato che sono curioso di sfatare falsi miti e riportare la verità a galla, dato che io so già la verità, ho deciso di intervistare Marcel Kittel. L’ho chiamato. Si è messo a piangere per la gioia. “Parlare con te è un onore incredibile, sono commosso ed entusiasta, devo essere sincero: oggi un sogno si avvera”. Gli rispondo che sviolinate o no, sarò inflessibile comunque. Se ne dispiace.

Ci incontriamo in un bar del centro. Kittel è in fortissima, altissimo, grossissimo, bellissimo. La cameriera che ci porta da bere sviene a vederlo e spatascia al suolo il vassoio. Arriva una seconda cameriera e succede lo stesso. Non ci sono più cameriere, esce quindi il proprietario. Sviene pure lui. Alla fine chiamo Mario Cipollini, gli chiedo se ci fa il piacere di portarci due caffè; mi risponde che non ci sono problemi, ma non si presenta lui bensì Giovanni Lombardi che gli tirava sempre le volate. E’ molto gentile e ci mette pure due cioccolatini vicino alle tazze.

Iniziamo.

“Sfatiamo un mito, sei Mario Cipollini?”.

Kittel: “No, ma mi piacerebbe esserlo”.

Mi alzo e provo a levargli la maschera, ma non ha nessuna maschera. L’unico mio effetto sortito è quello di graffiargli il viso. Si scatenano tafferugli tra le fan all’esterno del bar che vorrebbero il mio scalpo. Vengono sedati immediatamente dalle parole del velocista “non è successo niente”. Marcel Kittel è davvero Marcel Kittel. “Perché allora ti sei ritirato?”.

Kittel: “Avevo la febbre”.

“Dai non scherzare, lo sappiamo entrambi che non è vero”.

Kittel: “Scusa. Il problema è stato tecnico”.

“Ovvero?”

Kittel: “Non trovavo il completino da corsa e dato che sono il più grosso di tutti, nessuno è riuscito a prestarmelo. E’ imbarazzante dirlo, dispiace lasciare una corsa così bella per questo”. Si blocca, sceglie con cura le parole, poi riprende: “So anche chi è stato, Sonny Colbrelli. Quel ragazzo è stato scaltro, mi piace, voglio ingaggiarlo il prossimo anno, voglio che mi tiri le volate”.

“Mi dispiace sei arrivato tardi, Sonny è già dei miei: il prossimo anno correrà per la SebastianVettel Pro Cycling”.

Kittel: “Non sapevo che Sebastian volesse creare una squadra”.

“Non lo sa nessuno, solo io, Colbrelli, Pozzovivo, Bouhanni e Marangoni. Loro hanno già firmato”.

Kittel: “Anch’io voglio venire a correre per te”.

“Mi dispiace, sei troppo bello. E poi ho promesso a Alessandra De Stefano che saresti stato opinionista al prossimo Giro d’Italia. Vicino a lei”.

Kittel si sente lusingato. Ama Alessandra De Stefano. Noi tutti amiamo Alessandra De Stefano.

“Ma perché pur sapendo che era stato Colbrelli a rubarti il completino non sei andato a riprendertelo? Nascondi qualcosa?”.

Kittel: “No, non nascondo nulla. Però hai ragione, pur sapendo non ho fatto nulla perché avevo altro in mente?”.

“Ovvero?”.

Kittel: “Impegni già presi”.

“Spiegaci bene, i lettori di Girodiruota e del Foglio sono curiosi”.

Conchita Wurst e Emma MarroneKittel: “Avevo i biglietti per il mega concerto di Conchita Wurst di domani. Sono un grande fan di Conchita e domani c’è un mega evento a Vienna che non potevo perdere: Conchita, Emma Marrone e Alessandra Amoroso tutte sul palco. Darei una bicicletta pur di conoscerle”.

Kittel mi sta simpatico. Con la scusa di dover andare in bagno, mi alzo e le chiamo. Mi mandano un selfie e un bacio per Marcel. Glielo invio per messaggio. E’ entusiasta. “Ti regalo la mia bici”. Lo ringrazio, ma rifiuto, pedalo solo su Wilier che mi ha fatto firmare un contratto di esclusiva.
Prima di salutarci, mi fa un’altra confessione. “C’è un’altra cosa da dire, anche questo un segreto. Devo dirlo perché mi sento male a tenere il lo per me. Ho abbandonato il Giro perché mi sono appassionato al tuo libro Girodiruota e a quello del tuo collega Cerasa, ‘Le catene della sinistra’. Bellissimi e entusiasmanti”.

Devo ammettere di essere stupito.

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