5a tappa a Ulissi dopo il mio via libera. Un giornalista tedesco mi giura vendetta

Domenico Pozzovivo

Quasi quasi ci credevo. A Taranto c’era un mezzo sole, per gran parte della tappa c’era un mezzo sole, poi però è tornato a piovere. Eccheccavolo, non sarebbe Giro d’Italia altrimenti.

Giovanni Gerbi Diavolo RossoOggi si arriva a Viggiano, Basilicata. Al ritrovo di partenza, mi si avvicina Domenico Pozzovivo. Mi fa: “Oggi provo a vincere, arrivo vicino a casa per cui chiederò al gruppo di farmi andare avanti per salutare i parenti, ma io me ne fregherò dei parenti e andrò a vincere”. Sono contento, i miei futuri ragazzi, hanno una voglia matta di far bene e hanno studiato il manuale che gli avevo dato ieri sera, quello dei trucchi di Giovanni Gerbi, in arte Diavolo Rosso, su come vincere con la testa piuttosto che con le gambe. Mi compiaccio, sono scaltri e intelligenti, oltre che molto studiosi.

Al villaggio di partenza vedo molti giornalisti guardarmi biecamente. Non gli è andato giù il fatto che Marcel Kittel abbia dato proprio a me l’esclusiva della sua intervista. Un giornalista tedesco mi giura vendetta. Sono abbastanza preoccupato perché voci di corridoio mi dicono che sia diretto discendente da Otto Von Bismark e sia già pronto a riunire tutta la Prussia. Mi chiama Putin. “Digli a quel tizio lì che l’idea di riunire la Prussia è già venuta a me, ma sto aspettando il via libera da parte della Congregazione Internazionale per la riunione della Prussia”. Gli spiego che tra Prussia e Russia ci sono Bielorussia, i Paesi Baltici e un pezzo di Polonia. Mi risponde che il senatore Razzi è un suo amico e che ha ragione lui a dire “fatti li cazzi tuoi”. Non posso obiettare nulla. Per me Razzi ha sempre ragione.

La corsa inizia. In fuga oggi vanno in 11. Ci sono Viviani, Swift, Farrar che vanno a caccia di punti per la maglia rossa, Wegmann, Rubiano Chavez, Hurel, Thurau, Frapporti, Monsalve, Dehaes e Van der Sande. Frapporti mi sta simpatico ed è molto intelligente. Lo sanno tutti che per quest’anno ha come obiettivo la maglia nera, ma fa di tutto per distogliere l’attenzione dei media su questo suo obiettivo. Ho deciso di puntare su di lui. Per questo scatto e tutto solo mi riporto sui primi. Appena mi vedono i fuggitivi si preoccupano, hanno paura che faccia un numero tipo quello di Dublino. Gli rassicuro. Si rassicurano. “Frapporti tu mi piaci”. Il ciclista dell’Androni per l’emozione cade. Si riprende subito. Mi dice che è un’onore parlare con me. “Lo so che punti alla maglia nera”, gli dico, “ma sappi che non te la concederò”, lo avviso. Lui abbassa al capo: “Per me sei un maestro”, lotterò allora per il penultimo posto”. Lo sapevo, il ragazzo merita. Parliamo per mezzora, alla fine gli propongo di passare alla SebastianVettel Pro Cycling nel 2015. Frapporti sviene ancora per l’emozione. Firma in bianco. Gli auguro ogni bene e ritorno in gruppo.

Inizia a piovere, governo ladro.

Intanto il gruppo accelera, la salita finale, da ripetere due volte, l’ultima sarà arrivo, si avvicina e tutti gli uomini di classifica vogliono stare davanti che non si sa mai. I fuggitivi vengono ripresi e la salita inizia. Davanti qualche scaramuccia, niente di più. Pozzovivo avanza, è pronto a scattare e a staccare tutti, ma una caduta davanti a lui lo frena. A bordo strada vedo il giornalista tedesco arrabbiarsi e imprecare contro chissà chi. Il dardo che si è infilato tra i raggi di non so chi era diretto alle mie terga. Frapporti si stacca e dignitosamente cerca di mettere più secondi possibili tra lui e i primi. Mi piace il suo atteggiamento e mi stacco anch’io che non ho voglia di staccare tutti.

Giro d'Italia 2014, 5a tappa: Taranto - ViggianoPozzovivo riesce a rientrare, ma appena rientra Giacomo Brambilla fa il diavolo a quattro in discesa e stacca tutti. Prova a farla grossa. La Katusha però non fa sconti e Joaquim Rodriguez inizia a bastonare Losada come un ciuco per farlo tirare a bestia davanti. Morale della favola, il gruppo raggiunge Brambilla. Morto Losada, ancora senza fiato a bordo strada, ci pensa Moreno a mettere tutti in fila. Il gruppo si spacca, Ulissi guarda tutti, ma non accenna a coprire il buco. Mi sta cercando con gli occhi, ha paura del mio possente scatto. A chiudere ci pensa la maglia rosa. Mancano 500 metri. Mando un sms a Ulissi. “Vai tranquillo, oggi non ti batto”. Parte Rodriguez, scatta forte Evans, ma Ulissi è più lesto di tutti e, ammaliato dal mio gesto di grande magnanimità, vince.

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