4a tappa a Bohuanni: il ritorno in corsa, la solidarietà del gruppo e gli scherzi di Gianni Savio

4a tappa Bohuanni

Sono commosso. Dopo la riammissione da parte della Giuria dopo l’ignobile accusa doping, il gruppo ha deciso di essere solidale con me. Mi hanno visto stanco e appesantito dopo i 52 piatti di orecchiette con le cime di rapa e pecorino e i 428 panzarotti fritti mozzarella, olive e pomodorini, il tutto innaffiato da abbondanti quantità di Primitivo di Manduria. Non mangiavo da tre giorni.

Dopo appena dieci chilometri infatti ero già staccato di venti minuti. Mi hanno aspettato e al primo scroscio di pioggia si sono giustificati dicendo che andare forte sotto la pioggia è pericoloso. Geniali. A montare la rivolta è stato Domenico Pozzovivo, a me grato perché non ho fatto la spia. Domenico è un amico. Sarà sicuramente il capitano della SebastianVettel Pro cycling al prossimo Giro d’Italia. Abbiamo percorso molti chilometri a passo d’uomo, quando mi sono ripreso dalla crisi, allora e solo allora la corsa è entrata nel vivo.

Oltre ad essere commosso, sono anche molto contento. I miei insegnamenti sono stati messi in pratica: il mio pupillo Sonny Colbrelli ha fatto tutto per bene, coordinato da quel volpone che è Bohuanni. La mattina il buon Sonny si è intrufolato quatto quatto nell’albergo della Giant e ha rubato maglietta e pantaloncini allo sprinter tedesco. Quando i dirigenti della squadra si sono accorti del problema era già troppo tardi. Dato che Kittel è il più grosso di tutti i suoi compagni non è riuscito a trovarne un altro e dato che non si può correre nudi si è dovuto ritirare. L’addetto stampa della Giant ha giustificato il ritiro con un’influenza, Kittel lo ha addirittura twittato, ma noi della futura SebastianVettel Pro Cycling sappiamo bene cosa è successo; però non lo diciamo perché non pare bello sputtanare così una persona. Sicuramente Sonny riceverà un aumento di stipendio, parlerò direttamente con Sebastian.

Correre come isolato non è bello. Mi tocca andarmi a prendere le borracce da solo e dato che non ho una mia ammiraglia mi è toccato andare a bussare a tutte le macchine. Una dopo l’altra le ho passate tutte: sono stati molto gentile e nessuno ha battuto ciglio. “Ad un campione come te”, mi hanno detto, “non si può dire di no”. Il più simpatico è Gianni Savio dell’Androni Giocattoli, un vero buontempone. Me ne ha data una speciale piena di grappa. Voleva farmi fuori. Lo capisco, nella sua squadra c’è Frapporti che punta deciso alla maglia nera. Gianni però non ha fatto il conto che sono veneto e che, proprio perché sono veneto, non mi ubriaco mai dato che nel mio dna c’è il gene che fa assorbire l’alcol e lo trasforma acqua.

Alan Marangoni, qui con Guido Foddis, firma con la SebastianVettel Pro CyclingAl giro finale del mini circuito finale di Bari il gruppo era compatto. Io però ero avvantaggiato. Avevo visto l’ottima ricognizione della tappa fatta da Guido Foddis, il mio cantante preferito, sulle insidie dell’arrivo e sul pericolo dei tombini di Bitonto. Eccellente. Li ho evitati tutti.

Non ero ahimè l’unico a saperlo però. Lo sapeva anche Alan Marangoni che con Guido ha fatto la ricognizione. Ci siamo dati un’occhiata complice. Ognuno dei due sapeva che l’altro sapeva. Proprio per questo abbiamo iniziato a parlare. Alan è simpatico e proprio per questo gli ho chiesto di diventare uno delle punte della mia futura squadra. Ha accettato all’istante dicendo che era un sogno che si avverava, tanto che era disposto a correre gratis pur di correre per me. Gli ho subito alzato lo stipendio, mi piacciono i corridori attaccati alla maglia.

A 5 chilometri dall’arrivo ritorna a piovere. I baresi ci hanno fatto uno scherzo e hanno disseminato sulla strada tantissime saponette dato che devono smaltire le scorte che aveva acquistato il sindaco Emiliano per permettere la pulizia delle spiagge. Morale della favola: tutti giù per terra. Io per fortuna mi ero già staccato dato che il tempo era stato neutralizzato e il mio ultimo posto in classifica era già salvo e quindi sono rimasto in piedi. Ma gli altri uno dopo l’altro sono caduti. In piedi sono rimasti in 10: sono stati loro a giocarsi la vittoria di tappa. All’ultima curva, Veelers è lanciato alla vittoria, solissimo in testa. Ma è qui che il mio secondo pupillo, nonché mio primo alleato in corsa, Bouhanni ha dato il meglio di sè. Dato che montava il nuovo propulsore Peugeot, che è una merda e non va niente, ma è anche l’unico che è anfibio, ha iniziato a spingere forte sulle pedivelle e con un balzo felino è riuscito a sopravanzare Veelers e ad aggiudicarsi la tappa. Bravissimo. Per festeggiare, data la predilezione di Bohuanni per la boxe, ho già affittato il palasport di Bari per un incontro tra lui e Tyson. Sono sicuro che il francesino vincerà a mani basse.

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