La mia “vittoria mutilata” (dalla stampa italiana) a Dublino e lo scoop del “dov’è finito Pozzovivo”

Orecchiette cime di rapa Giovinazzo

Avviso ai lettori. Ripropongo sul blog il reportage dato in anteprima al Foglio. Vi avviso che ci sono dettagli scottanti e incredibili su Kittel e soprattutto su Pozzovivo. Cose pazzesche che mi porteranno al terzo Pulitzer in carriera. Grazie Alessandra De Stefano, senza di te tutto questo non sarebbe successo.

Giovinazzo. Sarò franco: l’idea di far partire il Giro dall’Irlanda non mi è andata giù, credo vivamente che sia una boiata pazzesca. Se l’organizzazione aveva in mente di far prendere pioggia ai corridori, era sufficiente far partire la corsa dalla Carnia, dove piove circa 350 giorni all’anno: sarebbe stato un modo per rilanciare il turismo in quel verdissimo pezzo d’Italia. Mi ha chiamato Debora Serracchiani e mi ha dato pienamente ragione. Ha poi aggiunto che proporrà la partenza del prossimo anno da Tolmezzo e che per rendere la località più cool cambierà il nome della zona: Republic of North Friùl, che in un momento storico di indipendenze a caso, fa molto “stare sul pezzo”. Questa sì che è vera rottamazione. Sposo in pieno l’iniziativa.

Mi chiamano dalla Sardegna. Si sono offesi. Mi hanno fatto notare che alla vigilia della partenza da Belfast avevo sostenuto la tesi di una partenza dal Billionaire. Hanno ragione. Mi trovo ad un bivio e sposare una tesi vuol dire tradire la fiducia di una delle due regioni. Non so cosa decidere, quindi non decido e percorro la terza via: partenza da Venezia, ma in moscone, così finalmente il Giro si innova ed entra nella storia. Prima tappa cronometro, Piazza San Marco – Marghera. L’idea piace a tutti meno che a Froome che ha il terrore dell’acqua. Mi dispiace Chris, tanto al Giro non ci saresti comunque venuto, a te piacciono quei fighetti dei francesi.

Sono rientrato in Italia in mattinata e mi trovo spaparanzato al sole della Puglia. E’ bastata mezzora e sono già più abbronzato di Carlo Conti. Sono contento e pieno di melanina. Dopo tre giorni che non mangiavo per l’incapacità di cucinare la pasta in Irlanda, mi sono divorato a pranzo 10 piatti di orecchiette con le cime di rapa preparate con maestria dalla signora Tonina, che è la nonna di un mio amico di vecchia data. Sono sazio, quasi scoppio, non so davvero come domani riuscirò a rimettermi in bicicletta per la quarta tappa. Per fortuna la Giovinazzo-Bari sarà solo di 112 chilometri e qualche possibilità di finirla ce l’ho. Dopo aver mangiato ed essermi bevuto le mie solite 6 moke di caffè post prandiali, noto con stupore che nessun giornale italiano riporta la notizia della mia strepitosa vittoria di ieri a Dublino in maglia Team Colombia: per loro la tappa l’ha vinta Kittel, che così ha bissato il successo di sabato; tutto il resto del mondo è di idea contraria. Mi chiama Antonio Conte e mi dice che è solidale, che è tutto un “gomblotto” ordito in chiave anti-juventina in quanto le magliette della mia squadra sono bianche e nere. Mi tocca essere d’accordo con Antonio. E’ la prima volta che accade. Anche Beppe Grillo mi chiama, mi dice che quanto è successo è inaccettabile e che è tutta colpa dell’informazione della Ka$ta. Gli faccio notare che sono l’inviato speciale del Foglio, lui mi interrompe subito, inizia a urlare e scoppia in un “Vaffa” clamoroso che sveglia anche nonna Tonina che si era appena appisolata dopo una notte insonne passata a preparare le orecchiette per me.

Devo fare un annuncio alla stampa italiana. Ho già accettato un nuovo lavoro: sarò il factotum di Sebastian Vettel che vuole creare la sua squadra ciclistica per il 2015. Il pilota tedesco infatti ha rosicato tantissimo dopo la notizia che Fernando Alonso avrà la sua: non vuole essere da meno. Sinora ho già arruolato due sprinter, Bohuanni e Sonny Colbrelli, ottimi candidati per la maglia nera, e Svein Tuft, che dopo essere stato scippato della maglia rosa dal compagno Matthews, gli ha giurato vendetta. Spero di risolvere la pratica entro fine Giro così avrò modo di godermi un po’ di vacanze. Mi mancano ancora almeno 17 corridori, ho quindi ancora molto lavoro da fare. Vettel mi ha imposto di ingaggiare anche un buon interprete delle corse a tappe. Sto studiando gli uomini di classifica. Il problema è che finora non si sono visti.

A proposito di uomini da corse a tappe sono riuscito a fare uno scoop incredibile. Nelle prime tappe la Rai non ha mai inquadrato Domenico Pozzovivo, lo scalatore lucano che per poco non ha vinto la Liegi-Bastogne-Liegi. La sua assenza dalle inquadrature ha spaventato tutti. “Chi l’ha visto?” ha dedicato a questo fatto una puntata specialissima andata ieri in onda a reti unificate. Eravamo tutti in pensiero.

Sono riuscito a stanarlo: vi spiego come.

In questi tre giorni irlandesi Alessandra De Stefano mi ha parlato spesso di Marcel Kittel. Lo trovava affascinante, bellissimo. Io le ho sempre dato ragione, amo troppo Alessandra per contraddirla. Mi diceva “guarda che uomo, che fisico scolpito, che pettorali”. Pedalando con lui in effetti mi sono accorto che aveva un torace che pareva quello della Ferilli, ma meno morbido. Tutto ciò però mi sembrava sospetto. Ieri mentre dormiva sono entrato in camera sua, ho bussato sul suo torace e mi ha risposto Pozzovivo. Si era nascosto là dentro per risparmiare energie per vincere il Giro. Mi hanno già candidato per il terzo Pulitzer.

Non l’ho detto alla Giuria solo perché Domenico Pozzovivo mi sta simpatico, gli ho però fatto firmare un contratto per la prossima stagione. Farà parte anche lui della SebastianVettel Pro Cycling.

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