3a tappa: dopo aver stracciato Ulissi il Team Colombia mi ingaggia per il Giro. Vinco

Wiler Team Colombia

Ieri Belfast non ha dormito. La festa serale per la giornata in memoria di George Best è stata incredibile. Non c’era una persona sobria. È stato bellissimo. Cera pure Paul Gascoigne. Siamo stati assieme a bere tutta la sera. Dopo la 235a birra erano le 21 precise. Dico a Paul: “Me ne vado a dormire”. Lui: “Non pensarci nemmeno, la festa è appena iniziata!”. Abbiamo fatto le 2 di mattina. Paul era scatenato. In formissima. Ha superato il record mondiale di pinte di birra svuotate: 453, ben 8 in più del record mondiale che resisteva dal 1956 e apparteneva a Winston Churchill. Eravamo tutti attorno a lui. Lo incitavamo, lo sorreggevamo. Lui svuotava e svuotava. È arrivata anche Alessandra De Stefano. Bellissima e preparatissima. Mi ha detto che non vedeva un talento del genere da quando ha smesso di correre Eddy Merckx. È arrivata anche la regina Elisabetta che lo ha fatto diventare immediatamente lord, poi ha diseredato Carlo e lo ha adottato. Sarà il nuovo re d’Inghilterra. Ci siamo abbracciati tutti. Mi sono emozionato.

3a tappa Giro d'Italia 2014Per l’emozione (e per i 399 caffè che mi sono bevuto) non sono riuscito a dormire. Ho pedalato sui rulli tutta la notte. Sono in formissima, ho perso 25 chili in tre giorni e vado fortissimo. La mattina sono uscito in strada per la colazione, il mio unico pasto. Pedalavo per recarmi al bar quando il mio sguardo incontra quello di Ulissi, che inizia a urlare: “È la mia bici, è la mia bici!”. Provo a scappare ma un poliziotto mi ferma. Ulissi la pretende. Io non gliela voglio dare. Il poliziotto ci spiega che in Irlanda c’una legge che impone di fare un duello per ottenere la proprietà del mezzo. Valeva per i cavalli , ma va bene anche per le bici: chilometro da fermo. Chi vince si tiene il malloppo. Il poliziotto estrae la pistola, spara, partiti. Lo batto miseramente; arriva dopo 2 minuti. Mi stringe la mano e mi fa: “Bravo sei forte, a saperlo prima non ti avrei detto al telefono quello che ti ho detto il primo giorno”. Tra i 42mila spettatori della sfida c’è anche Claudio Corti, manager del Team Colombia. Si avvicina. “Ti ingaggio per il Giro”. Gli dico che non posso correre perché sono sotto contratto con la Wilier. Mi fa notare che loro corrono su biciclette Wilier. Chiamo il signor Wilier che mi da la benedizione. Sono un corridore professionista. Esulto. C’è solo un problema, il Team Colombia ha solo corridori colombiani e sono già in 9. Risolviamo in due minuti. Mi chiama il presidente colombiano e mi invia la cittadinanza onoraria per meriti letterari dopo i due pulizer del 1909 e 1910 e il Nobel per la letteratura per Girodiruota. Poi ricevo la chiamata di Mauro Vegni, direttore del Giro d’Italia, che per lo stesso motivo mi dà la benedizione per correre. La Lampre protesta, minaccia di andarsene. La direzione gli risponde che va bene, quella è la porta. Ritrattano e restano in corsa.

Sonny Colbrelli per #Salvaiciclisti durante Giroinseconda 2013Mi danno il completino e una bici. Sono prontissimo. Stare in mezzo ai corridori è sempre stato il mio sogno. Tuft e Bouhanni mi abbracciano e si complimentano con me. Gli faccio firmare subito un precontratto per il prossimo anno nella Sebastian Vettel Pro cycling. Si complimenta con me anche Sonny Colbrelli che è amico di Guido Foddis, il mio musicista preferito. Parliamo, mi dice che ha male alle chiappe e che quest’anno vuole provare a lottare per la maglia nera. Lo ingaggio subito. È un bravo ragazzo mi piace. Ora ho uno bravo a cronometro e due velocisti, entrambi ottimi in chiave maglia nera. Spero di trovarne altri 17 durante questo Giro in modo da godermi le ferie e non dover lavorare l’estate.

Pronti, via. Scatta subito la fuga. In avanscoperta ci sono Godoy, il mio compagno di squadra Rubiano, Dockx e Tjallingi. Sui primi si porta anche Cecchinel della Neri Alè che è delle mie zone, veneto. Il gruppo non va a mille, ma sono in difficoltà. Mi stacco subito, mi sento pesante. Claudio Corti, mi guarda incredulo. Non capisce. Mi urla, “che cavolo fai, muoviti”. Ma non vado avanti. Al decimo chilometro ho già venti minuti di ritardo, ma non mi arrendo. Al chilometro 50 ho un’ora e un quarto. Mi fa male la schiena, mi stiracchio. Scopro perché andavo così piano. Gascoigne dormiva sulle mie spalle. Gli faccio notare che mi sta rovinando la tappa, il sogno di una vita; non sente ragioni. Per fortuna vedo un pub, glielo indico, gli si illuminano gli occhi, scende dalle mie spalle e mi lascia andare. Al chilometro 100 sono di nuovo in gruppo. Parlo con Claudio Corti, gli dico che mi sento bene. Con un cenno mi dà carta bianca. Scatto forte e in pochi chilometri mi riporto sui primi. Tjallingi mi saluta e con un cenno mi mostra quanto gli sta bene la maglia azzurra. Lo si vede dallo sguardo che è ormai un eroe nazionale. Gli stringo la mano e gli passo il re d’Olanda che mi ha chiamato proprio in questo momento. Ormai io e il re d’Olanda siamo molto amici e mi ha già invitato per una villeggiatura a Den Helder, ridente località balneare olandese. Gli assicuro che ci penserò, ma che in estate preferisco andare sul Monte Grappa con Bruno Pizzul perché abbiamo scoperto una sorgente di grappa pura freschissima.

Appena finita la telefonata scatto. Ho voglia di stare solo a pensare alla mia ex moglie. Dalla rabbia pesto duro sulle pedivelle. In un attimo raggiungo il traguardo tra lo stupore di tutti. Vinco a mani basse. Alessandra De Stefano mi intervista per mezzora: piuttosto di parlare con Stefano Garzelli preferisce parlare con me di prodotti per la pulizia della casa. Gli dico che la candeggina non la uso perché mi puzzano le mani e che apprezzo il sapone di Marsiglia. Concorda.

Mi premiano. Una miss bellissima dice che si è innamorata di me. Con gentilezza le dico che non è il caso, che mi sono lasciato da poco e che non voglio avere nuove avventure. Ci rimane male.

Il gruppo si ricompone ai meno 3, la Cannondale si mette a tirare di brutto, il gruppo è un serpentone allungatissimo. L’ultimo chilometro è un po’ complicato. Me ne ero accorto nel mio trionfale arrivo. Alla esse finale Ratto che tirava come un dannato viene superato da Boasson Hagen che lancia lungo lo sprint per Ben Swift. L’inglese è sperato, Viviani alle sue spalle non ce la fa a raggiungerlo. Sembra ormai lanciato verso la vittoria, in faccia glielo si può leggere, è contento, ha un sorriso che gli sta esplodendo. Ma alle sue spalle come un fulmine Marcel Kittel divora l’asfalto, sembra volare, affianca Swift ai 25 metri dall’arrivo e lo supera con un colpo di reni. Fantastico. Uno tra i migliori sprinter che abbia mai visto. Alessandra De Stefano mi fa notare che è pure un bel ragazzo. Faccio cenno di sì per non deluderla.

Swift parla con Buhanni e gli chiede cosa si può fare contro Kittel. Il francese glielo spiega, l’inglese lo guarda indignato e gli dice che così non si fa. Ora sono sicuro di una cosa: Ben Swift non farà mai parte della mia futura squadra.

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