2a tappa a Kittel. L’Olanda minaccia, ma Tuft e Buhanni saranno i miei nuovi alleati

Marcel Kittel vince la 2a tappa del Giro d'Italia 2014

Piove. Governo ladro. Piove e fa un freddo cane. Ora capisco perché l’Irlanda è verde. Qui certo non manca l’acqua e la natura è tutto un rigoglio. Beata lei. Io mi sento già le ossa scricchiolare. I ciclisti si lamentano, i giornalisti si lamentano, io mi lamento. Chiamo in redazione e chiedo di rientrare. Mi dicono di no. Insisto. Rilanciano: mi danno due settimane di ferie pagate dopo il Giro. Accetto, ma mi lamento comunque. Non ho ancora capito se lo fanno perché mi vogliono bene oppure perché non mi vogliono proprio.

Seconda tappa Giro d'Italia 2014In Irlanda, come in Belgio il sole è bandito dalla Costituzione. Capitolo 12, articolo 47. Recita così: “È diritto costituzionale non avere il sole in testa. Siete molto bianchi, vi potete scottare. E poi se ci fosse il sole vi godreste meno le vacanze in Italia”. La Costituzione irlandese è del 1937, fonti attendibili mi riferiscono che il testo è stato dettato da Giulio Andreotti.

Ieri avevo detto che non avrei mangiato. Sono una persona che però cambia idea spesso. Ho deciso che colazione la faccio. Ho scoperto una pasticceria con dei dolci ottimi, buonissimi, praticamente sono un panetto di burro che hanno la forma di cornetti o brioche, dipende dalle zone dalle quali venite. Sono veneto, il burro lo apprezzo. Ne ho mangiati due. Poi mi sono bevuto tre moke una di seguito all’altra e ho pedalato per 5 ore a media sostenuta così non per non pensare al fatto che mangerò solo domani mattina. L’ho fatto sui rulli che ho rubato alla Garmin (che tanto non li avrebbero usati perché si sono quasi tutti ritirati dopo la caduta di ieri) perché fuori è tutto fradicio.

Alla partenza la gente è euforica. È tutta una festa. Sono tutti ubriachi sin dal mattino. Scopro con grande sorpresa che oggi il Governo, dato che siamo anche qui in regime di spending review, ha accorpato il passaggio del Giro con la festa nazionale del ricordo di George Best. Quindi birra gratis per tutti. L’idea è stata di Cottarelli. Bravo. Sfrutto a fondo l’occasione e al mio arrivo in sala stampa sono già ubriaco fradicio. Non sono il solo. Ciò mi rincuora. I giornalisti irlandesi sono scatenati e ballano sui tavoli con la cravatta a mo’ di bandana di Rambo. La musica è a palla e le casse sparano ritmi dance contemporanei. Scatman. Dato che siamo in un’isola che sta sopra a un’altra isola le mode arrivano in ritardo di circa 20 anni. Non partecipo alla festa e mi metto in disparte per protestare contro i ritardi di informazione in questa terra.

Dopo cinque chilometri parte la prima fuga del Giro. Fedi, Tjallingi, Armee e Romero. Bravi. Coraggiosi. Destino assicurato. Verranno ripresi. Però vuoi mettere stare al vento tutto il giorno?

Scopro con particolare interesse che esiste un giro di scommesse tra giornalisti. Un mio amico allibratore, specializzato nelle scommesse sui cavalli, mi da tre dritte buone. Le seguo tutte. Sono sicuro che vincerò. Ho scommesso su Basso Marino, Cipollini Mario e Svorada Jan. Il giornalista che prende i biglietti guarda il mio foglio, mi sorride e va a parlare con i suoi colleghi della Gazzetta. Tutti mi guardano fisso. Penso siano ammirati dalla mia capacità di analisi della realtà e della mia conoscenza. Sono sicuro che mi affideranno a breve la direzione della Gazza.

I fuggitivi prendono un buon vantaggio, oltre sette minuti. Il gruppo lascia fare, sanno che sono condannati ad essere ripresi. Passano nell’ordine il primo Gpm, il secondo Gpm, il primo sprint intermedio. L’olandese Tjallingi conquista la maglia azzurra dei Gran Premi della Montagna, per un lungagnone di quasi un metro e novanta è una bella soddisfazione. I giornalisti olandesi festeggiano e domani titoleranno “Tjallingi re”. Gli spiego che è la maglia rosa quella più importante. Il loro entusiasmo si spegne, si mettono in disparte e non parlano più. Mi dispiace. Mi sento in colpa. L’alcol non lo reggo più molto, mi fa diventare preciso e pignolo. Ho rovinato il Giro ai giornalisti olandesi.

Comunque Tjallingi è l’ultimo ad arrendersi, scatta e prova a fare la tirata della vita. Mi chiama il re dell’Olanda, mi dice che accusare Tjallingi di usare cocaina è diffamazione e che è pronta per me una querela. Tjallingi è ormai un eroe nazionale. Gli spiego che dare una tirata è un modo di dire ciclistico e che la coca non centra niente. È basito. Mi chiede scusa e aggiunge che la querela la ritira, querelerà Marco Travaglio perché non ne ha parlato prima.

Comunque a tre chilometri dall’arrivo il gruppo torna compatto. Sprint lanciato. Il finale è bello largo, qualche curva ma nessuna difficoltà. Il francese Bohuanni parte forte, è davanti a tutti, ai 50 metri dall’arrivo assapora già il successo. Ma Marcel Kittel lo passa a doppia velocità e vince. Grandissima volata. Da signore degli sprint. Bohuanni rosica tantissimo, ma non si dispera. Mi dice che ha già un piano per domani: si porterà una cerbottana con la quale sputerà dosi di calmanti contro il tedesco. Gli dico che è un piano geniale.

La maglia rosa passa dalle spalle di Tuft a quelle di Matthews. Non si capisce perché dato che sono arrivati tutti assieme. Tuft si lamenta con la giuria, minaccia di andarsene se non verrà fatta giustizia. La giuria gli dice che se ne può andare, ma lui cambia idea. Resterà. Tuft si avvicina a Bouhanni, confabulano, poi vengono verso di me. Tuft mi dice che userà il metodo Bouhanni con Matthews. Do il mio assenso al trattamento. Questi ragazzi mi piacciono, non si danno per vinti. Ho deciso di fare una squadra il prossimo anno. Loro saranno dei miei. I soldi li metterà Vettel che mi ha telefonato proprio ora. Gli rode un sacco che Alonso se la farà e lui no. Forse dovrò lasciare il Foglio, ma ancora non ho deciso. Vedremo come si comporteranno i miei favoriti nei prossimi giorni.

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